Tiziano Loreti è uno dei rappresentanti. del coordinamento del sindacato SI Cobas
Tiziano Loreti è uno dei rappresentanti. del coordinamento del sindacato SI Cobas

Bologna, 13 luglio 2020 - Altri 17 casi di positività al Covid-19 riconducibili ai focolai delle aziende di logistica del Bolognese, ovvero Bartolini (i casi sono scoppiati nel deposito delle Roveri) e Tnt (più di 50 a oggi i positivi, nella sede di via Cristoforo Colombo). Nel capoluogo, le imprese di logistica sembrano diventate le eredi delle case di riposo, per quanto riguarda la velocità e capillarità con cui il virus vi si diffonde. In prima linea, per tutelare i lavoratori, il sindacato Si Cobas. Il rappresentante Tiziano Loreti fa il punto.

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Loreti, com’è la situazione attuale?

"Proprio stamattina (ieri, ndr) abbiamo avuto un incontro su un caso di positività registrato su un lavoratore dell’azienda Geodis, all’Interporto di Bentivoglio. Si è sottoposto al tampone al pronto soccorso ed è risultato positivo. Ora chiediamo che vengano fatti test e tamponi a tutti i suoi colleghi, garantendo loro nel frattempo pause più frequenti e lunghe perché possano togliersi la mascherina e cambiarla spesso, anche perché il loro magazzino non ha l’aria condizionata e lavorare con il caldo e i dispositivi di protezione è ancora più complicato".

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Sembra che il virus, a Bologna, prediliga le aziende della logistica. Come mai, secondo lei?

"Non è un caso. Succede perché in questo settore le condizioni di lavoro sono tali da favorire che il virus attecchisca e si diffonda. Del resto, è uno dei pochissimi settori non in crisi: paragonando maggio 2020 a maggio 2019, l’aumento del fatturato è stato dell’86 per cento. Merito dell’e-commerce, che è sempre più diffuso e lo è stato in particolare durante il lockdown. Così, la mole di lavoro è aumentata e con questa la richiesta di dipendenti, mentre gli spazi sono rimasti sempre gli stessi, ma stipati. In più, data l’urgenza di forza lavoro, alcune società hanno attivato subappalti o si sono rivolte a cooperative senza fare i dovuti controlli sulle loro misure di sicurezza, oppure ancora hanno chiesto supporto ad agenzie interinali".

I cui lavoratori cambiano periodicamente azienda...

"È quello che è successo alla Bartolini: interinali, alcuni dei quali vivevano in centri d’accoglienza, si sono ammalati, ma prima di scoprirlo sono stati spostati dalle Roveri a un’altra azienda. E hanno portato con loro il virus. Finché i datori di lavoro continueranno ad avere come priorità quella di tenere i costi bassi o di continuare a guadagnare, non chiudendo i magazzini diventati focolai o non facendo i tamponi a tutti i dipendenti – come in Tnt, cui sono stati per ora fatti solo ai fattorini –, la situazione non migliorerà".

Voi cosa proponete?

"Tamponi a tutti e sanificazioni più approfondite: non come adesso, che in nemmeno due ore vengono puliti capannoni grandi come cittadelle... Poi, come detto, più pause e più lunghe per i lavoratori, con la possibilità di cambiare mascherina più volte al giorno. E l’apertura di una commissione con rappresentanti e delegati sindacali e i delegati alla sicurezza delle aziende, per trovare soluzioni comuni. Questo non eliminerà i contagi, ma aiuterà ad aumentare la sicurezza".