Università di Bologna (foto Schicchi)
Università di Bologna (foto Schicchi)

Bologna, 26 settembre 2017 - C'è anche Bologna nell'inchiesta sui concorsi truccati, partita da Firenze, che sta facendo tremare il mondo universitario. Sette i docenti universitari finiti agli arresti domiciliari per corruzione e latri reati. Altri 22, fra cui una docente modenese, e due reggiani sono stati colpiti dalla misura dell'interdizione dalle funzioni di professore universitario e da quelle connesse ad ogni altro incarico accademico per la durata di 12 mesi. Complessivamente risultano indagate 59 persone. 

Tra gli arrestati (ai domiciliari) c'è il professor Adriano Di Pietro,  insegnante di diritto tributario e finanziario all'Università di Bologna. E sono sei gli indagati a Bologna, i finanzieri della polizia tributaria hanno eseguito anche 4 misure interdittive a carico di altrettanti docenti dell'ateneo (non potranno insegnare per un anno). Una decina le perquisizioni, tra abitazioni, studi e uffici universitari.

Secondo quanto emerso, intercettazioni eseguite nel corso delle indagini condotte dalla guardia di finanza, che hanno portato all'arresto di 7 docenti, tra i commissari vigeva un 'patto', un accordo per scambiarsi reciprocamente i voti e favorire i candidati 'sponsorizzati' da ciascuno. Delle intercettazioni lo proverebbero. "Non è che non sei idoneo... Non rientri nel patto", questa la frase, secondo quanto si legge nelle carte dell'inchiesta, che un ricercatore dell'Università di Firenze, la cui denuncia ha fatto scattare le indagini, si sarebbe sentito rivolgere da un docente dell'Ateneo fiorentino, che lo invitava a ritirarsi dal concorso, il cui superamento è necessario per l'accesso ai bandi da docente di prima e seconda fascia.

Tra gli indagati figura anche l'ex ministro Augusto Fantozzi, che ha diretto vari dicasteri tra il 1995 e il 1998 (ministro delle Finanze nel governo Dini e di ministro del Commercio con l'estero nel primo governo Prodi). Per Fantozzi, anche lui docente di diritto tributario, i pm Paolo Barlucchi e Luca Turco hanno chiesto l'interdizione e il gip, Antonio Pezzuti, si è riservato la decisione all'esito dell'interrogatorio, che verrà fissato nei prossimi giorni. 

L'Alma Mater intanto difende a spada tratta i suoi professori, finiti nell'inchiesta. Godono tutti "della stima della comunità accademica", perché sono persone di "indiscusse qualità scientifiche e integrità morale". Compreso Adriano Di Pietro,che dirige la Scuola europea di alti studi tributari dell'Alma Mater, per l'Universita' "un modello di dedizione". Sono le parole di Giovanni Lucchetti, direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche dell'Ateneo felsineo. "Il suo impegno e la sua carriera accademica irreprensibile - aggiunge -, ne fanno una figura unanimemente apprezzata a livello nazionale e internazionale dentro e fuori dall'Università". Poi conclude esprimendo "lo stupore di tutto il dipartimento di Scienze giuridiche".