Anticorpi monoclonali per curare il Covid anche a Bologna
Anticorpi monoclonali per curare il Covid anche a Bologna

Bologna, 3 maggio 2021 - Dalla Regione arrivano 600 trattamenti con anticorpi monoclonali per agire tempestivamente e fermare la replicazione del Coronavirus. I primi 300 sono già stoccati nelle farmacie locali, altri 300 in deposito all’ospedale ferrarese di Cona: devono essere somministrati entro i primi cinque giorni dalla comparsa dei sintomi comuni al Covid, dalla perdita di gusto e olfatto a febbre e brividi, anche prima di aver effettuato il tampone.

Il primo step infatti prevede subito una diagnosi attraverso il test nasale molecolare, per poi partire con il trattamento. Viene così somministrato un mix di due farmaci, ancora in fase di osservazione, al paziente che deve poi sottoporsi a un’ora di osservazione, prima di essere rimandato a casa.

Si è scelto di scindere le tipologie di pazienti in due categorie, con un focus particolare per i più fragili: età pediatrica (da 12 a 17 anni) e maggiorenni. La prima categoria sarà trattata ovviamente negli ambulatori pediatrici, mentre gli adulti saranno divisi tra i pronto soccorso del territorio (Maggiore, Sant’Orsola e Bentivoglio) e nell’ambulatorio Usca in largo Nigrisoli.

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“Si tratta di una cura già diffusa e utilizzata per altre patologie, da quelle reumatologiche a quelle oncologie - spiega Vincenzo Bua, direttore del pronto soccorso del Maggiore -. Alcuni di questi anticorpi sono efficaci anche nel trattamento dell’infezione da Coronavirus, soprattutto nella fase iniziale. perché agiscono prevalentemente sulla capacità replicativa del virus. Si legano alla ‘famosa’ proteina Spike, presente sulla superficie del virus, inibendone la duplicazione. La prima fase è proprio quella su cui bisogna intervenire, prima di quella infiammatoria e quindi della risposta dell’organismo, che poi parto allo sviluppo della malattia vera e propria con polmoniti e insufficienze respiratorie”.

“Effetti collaterali? Pochissimi - chiarisce ancora Bue -, ma questi trattamenti mancano ancora dell’autorizzazione dell’Ema. Diciamo che sono farmaci su cui si è estesa l’attività di monitoraggio. Cosa devono fare i pazienti che credono di avere sintomi e potrebbero rientrare nelle fasce interessate? Contattare il medico di medicina generale: è sempre la prima cosa”.