Bologna, 5 febbraio 2021 - "Io non respiro, ma non mi fanno niente". Maria Baldi non stava bene. Lo diceva, con un filo di voce, al telefono con i figli. Poi, la notte del 26 gennaio, dal Senior Hotel Arcadia di Casalecchio la signora, 89 anni, è stata trasportata d’urgenza in ambulanza al Maggiore. Dove, mercoledì pomeriggio, è morta per Covid. E adesso la sua famiglia vuole delle risposte dalla struttura, per capire cosa sia accaduto e perché non siano stati informati per tempo di quello che stava accadendo. "Risposte che finora non ci sono state date", spiega l’avvocato Massimiliano Bacillieri, che rappresenta i famigliari della donna. Per ottenerle, l’avvocato lunedì presenterà un esposto in Procura. "Vogliamo capire cos’è accaduto all’interno del Senior Hotel Arcadia, perché i parenti di Maria si sono sentiti dire per giorni, anche quando già la mamma si era contagiata, che tutto andava bene".

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L’esposto chiede di approfondire le cause del focolaio sviluppatosi all’interno della struttura per anziani di Ceretolo, a Casalecchio, dove attualmente 37 persone sono positive al virus (30 ospiti su 50 e sette operatori), quattro sono ricoverate in reparti Covid e si contano almeno quattro vittime. Una situazione complessa, anche perché nella Cra tutti gli ospiti erano stati sottoposti a vaccino il 13 gennaio scorso. Ossia poco prima dell’insorgere dei sintomi. Ovviamente la profilassi non c’entra con l’infezione: oltre alla Procura, che adesso sarà chiamata a verificare eventuali risvolti penali della vicenda, già l’Ausl ha avviato un’inchiesta per capire chi abbia ‘portato’ il virus nella struttura e, soprattutto, come si sospetta, se i casi siano stati comunicati in ritardo all’Ausl.

L’ipotesi è che il giorno in cui sono stati effettuati i vaccini ci fosse già un focolaio in incubazione. E quello che è finora emerso è come alcuni operatori della struttura fossero positivi prima del giorno del vaccino e che con tutta probabilità siano stati loro a trasmettere il virus agli ospiti, che erano stati sottoposti tutti a tampone il 7 gennaio, con l’esito negativo comunicato all’Ausl. Una condizione necessaria per poter effettuare il vaccino, stando alle direttive dell’azienda sanitaria, che avvia la profilassi solo nelle strutture Covid-free. L’aspetto su cui adesso l’avvocato Bacillieri chiede alla Procura di indagare per conto dei suoi assistiti è proprio questo, capire eventuali omissioni e responsabilità che hanno portato al contagio e alla morte della signora.

In più il legale vuol sapere dove sono finite la cartella clinica e l’esito dell’ultimo tampone fatto alla mamma dei suoi assistiti, "perché la struttura non ce li fornisce. Dice di aver consegnato la cartella clinica al Maggiore, ma all’ospedale non risulta. Cosa ancor più strana, ogni mese, dalla casa di riposo, veniva comunicato alla famiglia l’esito del tampone. A gennaio questo non è accaduto, come mai?". L’avvocato e i famigliari dell’ottantanovenne ieri mattina sono andati a Casalecchio, per avere delle risposte. "Che ancora non sono arrivate. Per questo chiediamo alla Procura di fare chiarezza" Un compito che con tutta probabilità verrà poi delegato ai carabinieri del Nas. L’avvocato conclude con un appello: "Se ci fossero altri nelle stesse condizioni dei miei assistiti, ce lo comunichino".

Intanto, dalla casa di riposo di Ceretolo, il legale rappresentante Guido Gaggioli torna a spiegare di "aver fatto tutto il possibile. Non ci sono state omissioni di nessun tipo. Teniamo alla salute dei nostri ospiti e dei nostri operatori. Ma il momento è drammatico, non solo qui da noi. E purtroppo alcuni nostri ospiti sono deceduti in ospedale – continua –. Noi abbiamo fatto il massimo. E ci affideremo a un legale per dimostrarlo". Gaggioli insiste anche su un altro aspetto: "Per me c’è stato un rapporto di causa-effetto, a seguito del vaccino". Una circostanza, quest’ultima, ritenuta inverosimile dall’Ausl, per cui il virus già circolava nella Cra ben prima della somministrazione dei sieri.

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