Bologna, 21 agosto 2021 - Il Covid in forma molto grave dopo una vacanza in montagna, il ricovero nella Terapia intensiva del Maggiore e il taglio cesareo per salvare la vita a lei e al suo bambino. Claudia Pizzirani, 38 anni, bolognese, impiegata in un’azienda informatica, ha veramente passato giorni da incubo, come lei stessa racconta.
Claudia, che cosa è successo?
"Siamo andati in montagna, in Val di Fassa, dal 19 al 28 luglio e il giorno stesso del ritorno a casa ho iniziato a non stare bene".
Che cosa sentiva?
"Prima una grande stanchezza poi è arrivata la febbre sui 37,7. Mi sono insospettita e preoccupata: era il giorno dopo il rientro, sono andata subito a fare il tampone che è risultato positivo".
A quel punto che cosa ha fatto?
"Ho avvertito il consultorio che mi seguiva per la gravidanza, i quali mi hanno detto di rivolgermi al Maggiore dove c’era un percorso specifico per le donne in gravidanza con Covid".
Lei è andata?
"Non subito, per una settimana sono rimasta a casa nella speranza che tutto passasse, invece peggioravo: dovevo prendere tre tachipirine al giorno per tenere bassa la febbre, ero sempre più stanca e la tosse era insistente. Il 4 agosto siamo andati al Pronto soccorso del Maggiore e dalla tac è risultato che la polmonite era bilaterale. Mi hanno portata immediatamente in Terapia intensiva Covid. Si può dire che lo abbia riaperto io il reparto, la prima notte ero completamente sola".
Come è stato quel periodo in Terapia intensiva?
"Sono stati giorni durissimi: peggioravo, avevo male dappertutto, facevo fatica a respirare".
Ha temuto di non farcela?
"No, sapevo che avrebbero fatto di tutto per tirarmi fuori, avevo grande fiducia. Infatti il 9 agosto mi hanno fatto il cesareo: una cosa molto veloce, eseguita soprattutto per me perché stavo molto male. Infatti dopo il parto le cose hanno iniziato ad andare meglio, potendo i medici mettermi a pancia in giù per poter respirare meglio".
Il bimbo come sta?
"Matteo è in forma, è nato all’ottavo mese, quindi un po’ prima ma non troppo. Pesa due chili e sta bene. E’ che appena nato lo hanno portato in Terapia intensiva neonatale e io praticamente non l’ho nemmeno toccato".
Quando lo ha visto per la prima volta?
"Ieri (mercoledì, per chi legge). E’ stata una grande emozione anche se diversa da quando lo stringi subito, appena venuto alla luce come è stato con l’altro mio figlio, Giorgio, di due anni e mezzo".
Claudia, lei era vaccinata?
"No, anche se sono assolutamente favorevole ed era da marzo/aprile che cercavo di capire se potevo fare il vaccino. Ma nessuno riusciva a darmi una risposta certa. Fosse ora che le linee guida, come spiegano anche qui in ospedale, sono molto più chiare per le donne in gravidanza, mi vaccinerei subito".
Ha idea di dove potrebbe essere stata contagiata?
"Purtroppo no. Siamo andati nello stesso albergo dove andiamo da tre anni, una buona struttura. Forse ho parlato con qualcuno che era asintomatico. Davvero non ho idea di dove possa essermi contagiata visto che non abbiamo certo frequentato luoghi affollati ed eravamo mio marito, l’altro bimbo ed io".
Loro sono stati contagiati?
"Sì, ma in modo molto lieve. Mio marito Giulio ha fatto la sua quarantena a casa, senza problemi".
Quando vi mandano a casa?
"Io lascio l’ospedale domani (oggi) ma Matteo lo tengono ancora un po’ in Terapia intensiva, perché deve crescere e io non posso allattarlo, visto quello che ho avuto e i medici sconsigliano ulteriori affaticamenti. Voglio cogliere l’occasione per ringraziare tutto il personale delle due Terapie intensive, quella Covid e quella Neonatale, perché sono stati fantastici: noi dobbiamo la nostra vita a loro".