La protesta dei dipendenti Les Copains (foto Schicchi)
La protesta dei dipendenti Les Copains (foto Schicchi)

Bologna, 15 giugno 2019 - "Che calpestino pure i manifesti di Les Copains, così come stanno calpestando noi". Gli sguardi sono quelli di chi lotta, ma fa fatica ad avere speranza, i cartelloni quelli di chi vuole fare sentire la propria voce per rivendicare «la tutela dei propri diritti». Sono le sarte di Bvm spa, il gruppo proprietario dello storico brand di maglieria Les Copains fondato da Mario Bandiera, scese in via Zamboni ieri per scioperare e presidiare Palazzo Malvezzi in occasione del tavolo di crisi tra i vertici dell’azienda e i rappresentanti della Città metropolitana.

Dentro, un incontro fondamentale per capire le trattative in corso verso la cessione della proprietà, con i grandi punti interrogativi della continuità nel territorio bolognese e del futuro dei dipendenti. Fuori le proteste, la rabbia, le storie di chi da una vita «ha messo il cuore» nel proprio lavoro, così come «Bandiera ha insegnato negli anni». «Siamo tutti come un padre di famiglia, così come lui ci ha trasmesso», ripetono i dipendenti in via Zamboni, almeno una quarantina degli 80 totali. Da quando monsieur Les Copains è scomparso – lo scorso a ottobre a 87 anni –, le voci sul passaggio di proprietà del gruppo hanno subito una brusca accelerata, nonostante fossero nell’aria ormai da anni.

«Siamo una famiglia, abbiamo un bambino di due anni, lavoriamo entrambi in via Larga e non abbiamo più sicurezze ora – raccontano Sandro Ghilfi e Valentina Bandiera, in azienda rispettivamente da 19 e 13 anni –. Qua c’è gente che ha messo tutto nella moda, professionisti di prima linea: al di là delle storie personali, sarebbe uno spreco enorme». I manifesti di Les Copains vengono messi come una passerella davanti all’ingresso di Palazzo Malvezzi e quando alle 14,30 fanno la comparsa Stefania Bandiera, direttrice creativa e moglie dell’ideatore del marchio, insieme ai vertici dell’azienda, il clima non sembra dei più distesi.

«Non è facile scioperare in strada a 53 anni, con due figli – confessa Silvia Negroni –, ma è proprio il segnale che volevamo dare. Da dipendenti, rendersi conto che ci sono state fatte solo promesse mai mantenute fa molta tristezza. Abbiamo sempre percepito il nostro stipendio, su questo non si discute, ma ora è il futuro che ci fa paura». Sul futuro del gruppo, però, restano ancora diversi nodi da sciogliere: due le trattative in corso fino a ieri, quando un fondo d’investimento tedesco ha deciso di ritirarsi. «Resta così solo l’ipotesi di un altro imprenditore locale – racconta Maria Tersa Ruffo di Cgil, unica sigla in azienda –, sicuramente una soluzione migliore rispetto a una proprietà straniera».

La trattativa potrebbe concludersi nell’arco di un paio di settimane, mentre martedì è in programma un’assemblea aziendale per fare il punto della situazione. «Queste persone di trattative ne hanno viste tante, parliamo di una crisi che va avanti da anni – conclude Ruffo –: oggi è stata una giornata importante, ma c’è ancora da pazientare e tenere duro».