BEPPE BONI
Cronaca

Da operaio a imprenditore "Impegno e creatività"

Armaroli racconta come è arrivato al successo e la sua passione per i rossoblù

Da operaio a imprenditore  "Impegno e creatività"

Da operaio a imprenditore "Impegno e creatività"

di Beppe Boni

Il campione di sollevamento pesi di Bologna si avvia al traguardo degli 85 anni e tifa per i rossoblù con fede d’acciaio da sempre. Marco Armaroli (foto) è l’imprenditore che ha venduto carrelli elevatori a tutte le maggiori aziende delle Due Torri, dal gruppo Bonfiglioli al gruppo Maccaferri, Ima, Sacmi, GD, Bonfiglioli, Marchesini. E non ha intenzione di smettere. In sostanza ha sollevato Bologna.

Bologna nel cuore anche nel calcio?

"Una fede incrollabile. Ecco qui il biglietto dello spareggio con l’Inter del 1964, la partita dello scudetto. Lo tengo sempre con me nel portafoglio. Ai tempi d’oro ero amico di campioni come Nielsen e Pascutti".

Quanti carrelli elevatori ha venduto nella sua carriera?

"Migliaia. Oggi collaboro con la Bettati di Reggio Emilia. Chi lavora vive più a lungo".

Come cominciò?

"Nel 1955, come operaio in un’azienda metalmeccanica, poi mio zio mi inserì al mercato ortofrutticolo come facchino nel 1963. Dopo un po’ passai in officina dove mi occupavo della manutenzione. Alla Cesab compravamo i pezzi di ricambio per i carrelli elevatori. Ma avevo un sogno".

Quale?

"Capii che potevo mettermi in proprio. Aprii un’officina in una vecchia porcilaia e poco alla volta con Cesab feci un contratto per l’esclusiva dell’assistenza. Feci i primi affari, comprai un carrello a 700mila lire e lo cedetti a un milione e 800mila".

E l’azienda cresceva.

"Ottenni la licenza di vendita, acquistavo i pezzi e costruivo in proprio carrelli. Insieme ai miei collaboratori diventammo i numeri uno in Italia. Arrivammo a fatturare 30 miliardi. A Bologna erano in attività 8mila carrelli prodotti da noi".

Contava la creatività o la tecnica?

"Entrambe le cose. Bisogna capire le esigenze del cliente. Con il boom dei frigoriferi industriali realizzammo elevatori che salivano fino a 7 metri".

Poi la svolta.

"Il mio socio Filippo Ghini, intanto, aveva preso altre strade. La Cesab con cui collaboravo da sempre mi fece un’offerta vantaggiosa e cedetti l’azienda rimanendo come amministratore delegato. Quando Cesab a sua volta cedette lo stabilimento alla Toyota di Casalecchio rimasi come consulente. Poi ebbi diversità di vedute e accettai l’offerta della Bettati di Reggio".

Il colpo più grosso?

"Vendetti 54 carrelli in una volta a Clementino Bonfiglioli, fondatore della Bonfiglioli Riduttori, grande galantuomo con cui andavo sempre allo stadio. Facemmo l’accordo con una stretta di mano".

Quando andrà in pensione?

"Questa data non è ancora in agenda".

È vero che Berlusconi è stato il suo idolo?

"È stato un politico equilibrato. Una volta mi trovavo ad Arcore e volli andare a salutarlo. Arrivai alla villa e dissi alle guardie: ’Devo entrare, a salutare Silvio’. Risposta: ’Senza appuntamento non si può’. Insistetti e loro: ’Se fa un passo in più spariamo’. Allora mi misi a urlare a squarciagola: ’Ciao Silvio’".