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27 lug 2022
27 lug 2022

"Devo salvare le viti, così irrigo di notte"

Il giovane coltivatore. Alessandro Fedrizzi. dalle 22 alle 5 di mattina. innaffia il suo podere

27 lug 2022
Alessandro Fedrizzi, classe 1993, tre anni fa fu eletto da Slow Food al rango di miglior giovane vignaiolo d’Italia
Alessandro Fedrizzi, classe 1993, tre anni fa fu eletto da Slow Food al rango di miglior giovane vignaiolo d’Italia
Alessandro Fedrizzi, classe 1993, tre anni fa fu eletto da Slow Food al rango di miglior giovane vignaiolo d’Italia
Alessandro Fedrizzi, classe 1993, tre anni fa fu eletto da Slow Food al rango di miglior giovane vignaiolo d’Italia
Alessandro Fedrizzi, classe 1993, tre anni fa fu eletto da Slow Food al rango di miglior giovane vignaiolo d’Italia
Alessandro Fedrizzi, classe 1993, tre anni fa fu eletto da Slow Food al rango di miglior giovane vignaiolo d’Italia

"Se non potessimo irrigare la radice delle nuove viti buona parte di questo vigneto sarebbe già secco". Alessandro Fedrizzi, classe 1993, tre anni fa fu eletto da Slow Food al rango di miglior giovane vignaiolo d’Italia ed è un punto di riferimento per la generazione dei giovani viticoltori dei colli bolognesi. Nella sua cantina all’ombra del Castello di Serravalle trasforma in vino l’uva di 25 ettari di vigneto, condotti buona parte in affitto. Lo scorso anno con sacrifici non indifferenti ha acquistato cinque ettari di terreno collinare alla Torre Cà Bianca, al confine tra Zola e Monte San Pietro, che ha impiantato totalmente a vigneto. Diciottomila barbatelle messe a dimora lo scorso inverno che ora soffrono una carenza idrica ben evidente nelle larghe crepe di siccità che solcano il viale di cipressi secolari piantati lungo i percorsi della tenuta nella quale si lavora giorno e notte. Di giorno si tiene lavorato il terreno per ridurre gli effetti dell’aridità e nelle ore centrali della notte si fa l’irrigazione di soccorso, permessa dal disciplinare di produzione solo per le giovani viti o in emergenza per salvare le piante in produzione. "Questo è un terreno vocato alla vite, ricco di argilla, sotto due palmi è ancora bagnato, ma se non avessimo questo invaso che raccoglie le sorgenti e l’acqua piovana saremmo in grandissima difficoltà" racconta mentre con il tubo fa scorrere l’acqua alla radice di ogni vite, una per una. Dalle dieci di sera alle cinque del mattino. Quando gli altri si riposano lui irriga.

"E’ l’ora migliore perchè la temperatura è più bassa e la terra beve e trattiene l’acqua. Il livello del bacino scende e speriamo che le previsioni di pioggia si realizzino a breve. Finora abbiamo ridotto al minimo le fallanze ma la situazione è davvero estrema".

g.m.

© Riproduzione riservata

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