ANDREA SPINELLI
Cronaca

Di Tonno: "Capitan Uncino è il mondo adulto"

Il cantattore domani e domenica all’EuropAuditorium con la nuova produzione del musical ‘Peter Pan’ amatissimo dalle famiglie

Di Tonno: "Capitan Uncino è il mondo adulto"

Di Tonno: "Capitan Uncino è il mondo adulto"

E poi dritti fino al mattino... Nella nuova versione di Peter Pan all’EuropAuditorium domani (ore 21) e domenica (ore 16.30) è Giò Di Tonno il comandante della "lurida nave", ma il cantattore pescarese ha poco del Capitano Uncino "professore della rivoluzione" tratteggiato da Edoardo Bennato nel celeberrimo rock’n’roll. "Uncino è un grande fumetto, un personaggio sinistro, come nel romanzo di James Matthew Barrie, ma anche un po’ ridicolo e per questo amato dai bambini che trovano buffa questa sua cattiveria da ridere" assicura Di Tonno, 50 anni, raccontando la nuova produzione del musical di Maurizio Colombi in cui recita con Leonardo Cecchi (Peter Pan), Martha Rossi (Wendy), Renato Converso (Spugna) e la Martina Attili di Cherofobia (X-Factor 2018) nei panni di Giglio Tigrato. Raffaella Alterio è Michael, Laura Fiorini è John, Sara Portario è Pochino. Un successo che in diciassette anni ha permesso al kolossal di mettere a bilancio oltre un milione di spettatori con 950 repliche o giù di lì.

Giò, come si trova in questi panni pirateschi?

"Uncino è il mondo adulto, quello che tutti i Peter Pan dovranno affrontare prima o poi. Un aristocratico come nel romanzo, anzi ‘un benestante a cui non gli mancava niente’ come nella canzone, ma truffaldino. Sono stati proprio i brani di Bennato, col loro sarcasmo e quella leggerezza di superficie sotto cui trovano posto logiche e significati molto più profondi, ad offrirmi la chiave giusta per calarmi nel personaggio".

Che significa imbarcarsi, è il caso di dirlo, in uno spettacolo che ha già fatto molto bene in passato?

"Grazie a straordinari interpreti come Manuel Frattini, che mi piace ricordare lì ovunque si trova, Peter Pan è un lavoro rimasto nel cuore di tanti. E io, credendo nell’utilità sociale del teatro, confido in una doppia lettura capace di divertire i più piccoli e strappare una riflessione a chi piccolo non è più".

Dopo due anni di boom, sembra esserci un po’ di contrazione nel settore.

"Subito dopo la pandemia le famiglie hanno speso molto in spettacoli e ora cominciano a fare un po’ di conti. Era fisiologico. La fascia di pubblico che fa un po’ più fatica è quella dei cinquanta-sessantenni, forse perché i genitori tendono a spendere per i figli e non per loro. Ma la buona prevendita di Peter Pan dimostra che gli spettacoli di qualità pagano".

Oltre al Quasimodo di ’Notre Dame’, qual è il personaggio sulla scena che le è rimasto più attaccato addosso?

"Jeckyll, perché, costringendomi a scandagliare l’animo, mi ha trascinato in un’esperienza conoscitiva di me stesso. Pur trattandosi di musical, certi personaggi chiedono una profondità che, col lavoro attoriale, cerchi in qualche modo di dargli".

Chi le piacerebbe interpretare prima o poi?

"Jean Valjean o l’ispettore di polizia Javert de Les Misérables. Se ne facessero una versione italiana, mi candiderei subito. Intanto canto tutte le canzoni".