Eros Palmirani (a destra), con i due cuochi del Diana
Eros Palmirani (a destra), con i due cuochi del Diana

Bologna, 11 maggio 2018 - Ora è ufficiale: il ristorante Diana, piatto pregiato della storia di Bologna, cambierà pelle. Ma guai a parlare di menù: quello rimarrà tale e quale, la tradizione verrà salvaguardata. Cambierà invece la mappa del locale, che sarà rivisitato (IL VIDEO). Non ridotto, perché come dicono i gestori “si punta a mantenere lo stesso numero di coperti o giù di lì”, attualmente sono 130. Lo sfratto ricevuto di recente dalla metà proprietaria milanese, che in qualche modo aveva messo a rischio la sopravvivenza del locale nella sua posizione storica, è alle spalle: mercoledì nel tardo pomeriggio è stato perfezionato l’accordo con la proprietà bolognese, per un nuovo contratto d’affitto che terrà il Diana dov’è sempre stato.

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Verrà però tirato un muro a metà dell’attuale sala principale, proprio all’altezza dell’iconico orologio (che verrà spostato), dove inizia la parte del ristorante di proprietà bolognese. Da lì in poi ci sarà il nuovo Diana, che conserverà le due vetrate posteriori e avrà un nuovo ingresso su via Volturno. Un altro muro, quello a destra dell’antico orologio, verrà buttato giù per dare “la stessa idea di profondità” del locale. Per questo motivo anche la cucina, posizionata qualche metro alle spalle di quel muro, si sposterà in un’altra stanza attualmente disponibile per lasciare spazio ai tavoli. I muri milanesi infine, la parte frontale che dà su via Indipendenza e arriva fino all’orologio (totale di 5 vetrate), usciranno dalla storia futura del ristorante per diventare, forse, un negozio di cosmesi.

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Il Diana per come lo conosciamo servirà gli ultimi piatti domenica 17 giugno. Poi ci saranno almeno tre mesi di lavori, l’obiettivo è riaprirlo dalla metà di settembre in poi. “Abbiamo trovato una soluzione che ci permette di continuare con il Diana, a spazi praticamente invariati, c’è la soddisfazione di aver mantenuto il locale nella sua sede storica, che poi era il nostro primo obiettivo – spiega Stefano Tedeschi, portavoce della famiglia Galletti che gestisce il Diana in società al 50% con il direttore Eros Palmirani –. Lo spostamento della cucina e la realizzazione di nuovi servizi (attualmente al piano di sopra) assieme ad altri interventi richiederanno lavori importanti”.

Il concetto è quello di rivisitazione. L’architetto incaricato è al lavoro da ieri. “Dovrà fare il capitolato, dovranno arrivare le offerte delle imprese. Speriamo di essere a buon punto a fine mese – continua Tedeschi –. Poi ci sono i documenti da inviare in Comune. Insomma, tanti passaggi, speriamo di poter inaugurare il nuovo Diana con ingresso su via Volturno dalla metà di settembre in poi”.

Ma non sarà soltanto la burocrazia a tenere impegnata l’estate del Diana. I grandi specchi, i lampadari, il mobilio e i numerosi quadri che occhieggiano dalle pareti (tanti gli amici di una vita del Diana, da Giorgio Guazzaloca a Indro Montanelli) dovranno essere spostati nella nuova versione del ristorante. Rimarrà anche il dehors su via Volturno, ma di quello se ne riparlerà, visto che è in arrivo una modifica al regolamento comunale. Rimandata per ora anche la discussione sulle insegne, di sicuro c’è solo che il noto drappo grigio con la scritta ‘Diana’ in verde visibile arrivando sotto i portici verrà rimosso.

Tedeschi conclude con un’importante sottolineatura. “Il Diana è la storia di Bologna, ma fa parte anche della storia di tante famiglie che ci lavorano (circa 20 i dipendenti) – spiega –. Per noi era importantissimo salvaguardare i posti di lavoro e siamo felici di esserci riusciti. Inoltre intendiamo ringraziare il Comune che si è adoperato per tutelare il Diana, sia con il precedente assessore al Commercio, Matteo Lepore, che l’attuale Alberto Aitini”.