L'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei Conti (fotoSchicchi)
L'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei Conti (fotoSchicchi)

Bologna, 18 febbraio 2017 - Incarichi su incarichi, per cinque anni di fila. Ottenuti tutti senza passare da una selezione pubblica e senza possedere il requisito minimo richiesto per un ruolo dirigenziale: il diploma di laurea. Ma adesso, per quelle scelte fatte, la procura della Corte dei conti chiede al corpo tecnico e politico della Regione la restituzione del presunto danno arrecato alle casse dell’ente: 454.205,60 euro. È questa una delle ultime indagini chiuse dalla procura guidata da Carlo Alberto Manfredi Selvaggi che, a dicembre, ha inviato le contestazioni agli ex presidenti dell’Assemblea legislativa Matteo Richetti e Palma Costi, ad alcuni consiglieri e ai direttori generali del consiglio (tra i quali Luigi Benedetti), firmatari – o votanti – le delibere che dal maggio 2010 al gennaio 2015 hanno assicurato incarichi a tempo determinato ad Alberto Allegretti. Incarichi che, nel tempo, hanno compreso i ruoli di capo di gabinetto del presidente dell’Assemblea, di direttore del Servizio informazione e di dirigente tecnico di garanzia in materia di partecipazione, per compensi netti di 244.840,26 euro.

Nulla, però, viene chiesto indietro all’interessato: il punto, infatti, secondo la procura, non è il lavoro, che è stato svolto regolarmente, ma il fatto che quel candidato non avrebbe mai dovuto essere preso in considerazione per quei ruoli. Sulla vicenda, però, non si avrà un punto fermo prima della fine dell’anno, perché proprio questo mese la Regione ha sollevato alla Corte costituzionale il conflitto d’attribuzione, sostenendo che esista un’autonomia in materia da parte del consiglio regionale. “Lo considero un momento di chiarezza – ha detto, ieri alla cerimonia d’apertura dell’anno giudiziario, il procuratore regionale – e ricordo che l’azione della Procura è obbligatoria, quindi, fino a quando la legge o la Corte costituzionale non ci impongono uno stop noi andiamo avanti e andremo anche davanti alla Corte costituzionale”.

Ma l’attenzione della procura della Corte dei conti sulle spese degli enti pubblici si è concentrata anche su un altro caso, sempre nel 2016, che ha coinvolto ancora una volta la Regione Emilia-Romagna come parte danneggiata. È il caso dell’ex sindaco di Malalbergo Massimiliano Vogli che, dipendente regionale, avrebbe ottenuto 94.887,51 euro di permessi retribuiti erogati proprio da viale Aldo Moro per l’attività di sindaco. Secondo la tesi della procura, l’allora sindaco Vogli indiceva riunioni di giunta extra rispetto alle sedute formali, o segnava partecipazioni alle sedute di molte ore più lunghe rispetto alla durata media fino a quel momento. Inoltre, avrebbe usufruito dei “permessi generici retribuiti omettendo sistematicamente di indicare (e documentare) la causa giustificatrice dell’assenza e la inerenza del mandato istituzionale”.

In tutto questo si sarebbe avvalso della collaborazione di due dipendenti del Comune inquadrate nell’apposito servizio staff del sindaco da lui stesso istituito. Come rileva Selvaggi Manfredi le due dipendenti “producevano attestazioni compilate con grave superficialità, in quanto non supportate da alcun riscontro dimostrativo”. Gli accertamenti, condotti dalla guradia di finanza, partirono a seguito dell’esposto del capogruppo della lista ‘Un’altra Malalbergo’ Raffaele Finelli (anche lui ex sindaco del paese) e di altri otto cittadini, e riguardarono il secondo mandato Vogli, dove decise di non mettersi in aspettativa, ma di usufruire dei permessi retribuiti.