Don Novello Pederzini con papa Francesco
Don Novello Pederzini con papa Francesco

Bologna, 5 gennaio 2018 - Sul tavolo ha lasciato l’ultimo dei suoi celebri libretti di evangelizzazione quotidiana (‘Sposarsi è bello!’, ‘Lasciati amare’, ‘Vietato invecchiare’ ecc. ecc.), dedicato questo al sorriso, come se prima di morire avesse voluto consegnare l’eredità del suo cristianesimo accogliente e fermo, paterno e sapiente.

Monsignor Novello Pederzini si è spento nelle primissime ore di ieri; il 16 aprile avrebbe compiuto 95 anni e dal 13 dicembre del 1970 reggeva la parrocchia dei Santi Saverio e Mamolo. Due volte presentò la richiesta di dimissioni, due volte gliele respinsero: la prima, ai regolamentari 75 anni, dal cardinal Biffi, la seconda nel 2006 da Caffarra. Il perché? La salute ancora valida e l’affetto e il rispetto dei suoi parrocchiani. E poi, chi si sarebbe potuto occupare con altrettanta competenza e passione delle opere che lui aveva creato, le scuole, la palestra, la polisportiva, e quel ‘caffè santo’ intorno al quale, dopo la prima messa domenicale delle 8,30, monsignor parroco riuniva chiunque volesse per la colazione e per qualche riflessione tutti insieme? E chi avrebbe più risposto a quel telefono a cui sedeva ogni mattina don Novello, per ascoltare i disperati e, al caso, per respingere i troppo furbi? Chi come lui sarebbe stata la voce più ascoltata di Radio Maria?

Novello Pederzini era nato di domenica, il 16 aprile 1923, giovanissimi i genitori, mamma Rosina 21 anni, 22 papà Gaetano; a 11 anni il primo ingresso nel seminario di Villa Revedin, e l’inizio di una carriera che, ricevuta l’ordinazione il 6 aprile del 1946, vedrà intrecciare vie diverse prima di imboccare quella del pastore d’anime. Ma don Novello, laureato in teologia, predicatore ammirato nella chiesa dei Celestini, famoso a Bologna come predicatore e confessore di San Petronio, ripete: «Non mi considero teologo... Penso che la mia vocazione autentica sia quella di riuscire a trasmettere in modo semplice e comprensibile le Verità superiori». Eccolo il futuro parroco. L’inizio era stato a San Giovanni in Persiceto, come cappellano del leggendario don Enelio Franzoni, poi il completamento degli studi di Diritto canonico alla Lateranense, il ritorno a Bologna e, dal 1964 al ’70, il ruolo di canonico della cattedrale di San Pietro, il senato dell’arcidiocesi. Ma sotto i compiti di alta rappresentanza, don Novello alimenta la stessa voglia di stare tra la gente che sentiva la mattina del 17 gennaio del ’47, tra muri di neve, mentre si recava in bici a San Giovanni. Il 13 dicembre del ’70 la parrocchia di San Mamolo diventa la sua casa, non la lascerà più.

«Desidero realizzare la mia morte come ho vissuto la mia vita, realizzando un progetto, l’ultimo, quello del compimento della mia missione, nella serenità e nell’attesa». Se n’è andato proprio così, con la vicinanza dolce dei parenti e dei parrocchiani e una musica lieve. La Chiesa bolognese ha perso il suo pilastro più sicuro, il suo decano. Chi gli è stato amico, ha perso, e sente un gran vuoto, il faro che brilla fra le onde. Alle 21 di ieri sera è iniziata una veglia di preghiera nella chiesa parrocchiale. Oggi alle 15 la Messa funebre presieduta dall’arcivescovo Zuppi; lunedì alle 11 in chiesa cerimonia di commiato per tutta la comunità, a cui seguirà la tumulazione nel cimitero di Sant’Agata Bolognese.