Bologna, 17 ottobre 2019 - Un viaggio articolatissimo, che partiva dal Marocco e approdava alla fine in piazza Verdi, in Montagnola, al Pilastro, facendo tappa prima in Spagna e Francia (foto e video). È quello della droga – per lo più marijuana e hashish, ma anche cocaina – ricostruito dalle indagini dei carabinieri di Borgo Panigale, coordinati dalla Procura nell’operazione ‘Castello d’Erba’. Il tutto culminato ieri nell’esecuzione di 16 delle 18 misure cautelari in carcere, emesse dal Gip Sandro Pecorella, e in diverse denunce. L’accusa è di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; a vario titolo, alcuni sono accusati anche di altri reati finalizzati al successo del sodalizio criminale (alcuni degli indagati erano già sottoposti ad altre misure cautelari, prima del maxi blitz). Tra questi c’è pure l’estorsione, perpetrata con minacce gravi e talvolta sfociata nella violenza.


L’episodio più grave è quello che avviene il 23 aprile 2018 nella pizzeria allora gestita da due dei destinatari delle misure, Matteo Falcone e Gaetano Maugeri, arrestati in flagrante proprio mentre minacciano un uomo che deve loro dei soldi. Il quale già nei giorni prima ha avuto un assaggio dell’ira dei due, stando ai messaggini definiti «inequivocabili» dal Gip, intercettati dagli investigatori: «Ti diamo dieci giorni – gli scrive Falcone il 10 aprile –, poi ti aspettiamo in pizzeria a saldare il debito. Io, per un debito non pagato, ho preso una coltellata nella gamba...».

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E ancora, stavolta Maugeri: «Tu ci dai i soldi e siamo pari. Sennò ti sparo alle gambe, te le stacco, ti faccio male». La struttura del gruppo, stando alle ricostruzioni dell’accusa, era rigidamente piramidale, con al vertice, i capi delle due bande – il gruppo ‘della pizzeria’ e quello ’degli albanesi’ – e, a unirli, la figura di Stefano Lepore. A loro spettava tra l’altro il compito di recarsi in Francia e Spagna ad acquistare la sostanza stupefacente, contrattandone personalmente il prezzo. Poi, entravano in campo gli «associati» che si occupavano di trasportare la droga a Bologna, utilizzando il sistema della staffetta: tre automobili a distanza di circa 5 minuti di viaggio l’una dall’altra, di cui la prima e l’ultima incaricate di allertare quella centrale con a bordo lo stupefacente, dell’eventuale presenza di forze dell’ordine. Infine, i «galoppini» incaricati di stoccare la sostanza in garage regolarmente affittati, per lo più nei pressi della base del campo nomadi di via Erbosa, e di rivenderla direttamente al dettaglio (gli acquisti si concordavano per telefono) oppure ai pusher attivi nelle piazze di spaccio della zona universitaria, della Montagnola, e poi di Pilastro, Corticella e Borgo Panigale.

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Non solo: con questi si annoverano anche i «fiancheggiatori». Una rete che comprende Maurizio Ugolini, ora difeso dall’avvocato Matteo Murgo. Questi non è mai connesso agli stupefacenti, ma è, secondo il Gip, «perfettamente a conoscenza dei dettagli dell’associazione, suo punto vitale»: è colui che si occupa di procurare le automobili al gruppo.
Per tutti, secondo il giudice, l’esigenza cautelare è dovuta al pericolo di reiterazione del reato (e per alcuni anche quello di fuga), essendo molti dei personaggi coinvotli pregiudicati per reati specifici.
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