Bologna, 24 ottobre 2021 - Noi del Carlino abbiamo voluto testare, in prima persona, se davvero lo spaccio è una delle piaghe più profonde della città. Per questo abbiamo provato a entrare dentro le logiche della compravendita della droga. Come? Ci siamo finti dei ‘clienti’ e abbiamo incontrato, in pieno centro e in una mattina qualunque, uno spacciatore dal quale abbiamo acquistato trenta euro di marijuana. Ci sono voluti dieci minuti o poco più per concludere l’affare. E quello che abbiamo scoperto non è un semplice scambio, ma un sistema ben strutturato fatto di reti di contatti, spartizioni del territorio e zone franche nelle quali, attraverso alcuni stratagemmi, è facile confondere le forze dell’ordine.

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In pieno centro. Sono le 11,45 di martedì mattina. Tra le strade del centro ci sono perlopiù studenti. Siamo in cerca di uno spacciatore, ma è lui a trovare noi. Non facciamo in tempo ad arrivare in Largo Respighi che un ragazzo ci viene incontro: "Apposto? Serve qualcosa?". Chiediamo trenta euro d’erba, ma il pusher precisa di vendere soltanto hashish. Però non si arrende: "Vieni con me, ho un amico che la vende". A questo punto inizia la nostra passeggiata con il pusher in pieno centro, in pieno giorno. Lo spacciatore chiama il suo ’amico’: "Vieni alle Poste della Montagnola". Dalla breve telefonata capiamo di essere diretti in piazza VIII Agosto. Lì ci aspetta il secondo spacciatore, quello con l’erba. In tutta tranquillità attraversiamo via delle Moline, giriamo su via Alessandrini poi via Zappoli ed eccoci davanti alle Poste.

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Lo stratagemma. Ci viene spontaneo, arrivati in piazza, chiedere allo spacciatore se il luogo dello scambio sarà la Montagnola, ma la sua risposta è negativa: "No, lì non va bene. È pieno di polizia". Quindi ci fermiamo davanti alla Posta e il pusher entra dentro. Dopo un minuto esce e in mano ha il classico ticket con il numeretto. Sogghigna e dice: "Sono entrato a prendere la prenotazione così ho il permesso per stare qua. Se passa la polizia e mi chiede che ci faccio qui, io gli dico che sto aspettando il mio turno alle poste". Si tratta di una strategia ben collaudata: "Funziona perché io sono sempre qua, tutto qui è zona mia".
 

Il complice. Restiamo davanti alla Posta ad aspettare il secondo spacciatore, non c’è alcuna preoccupazione nell’aria (da parte sua). Con noi, in fila davanti all’ingresso, ci sono una decina di persone che aspettano il proprio turno. Dopo qualche minuto il suo telefono squilla: dall’altra parte della cornetta è il pusher della marijuana che siamo aspettando. Comunica che è sul posto, è in bicicletta e ha uno zaino simile a quelli usati dai fattorini del cibo d’asporto. Si ferma a circa 100 metri da noi, vicino all’ingresso del parcheggio sotterraneo e chiede allo spacciatore che è con noi di raggiungerlo per lo scambio, ma gli chiede anche di andare da solo, senza di noi.
 

Lo scambio. Il nostro spacciatore si allontana per recuperare la droga: "Aspetta qui, non ti muovere". In lontananza si vedono entrambi i pusher accovacciati a terra a passarsi le bustine in una delle piazze più grandi e centrali di Bologna, proprio quando il sole ha raggiunto il suo punto più alto. In tutta fretta, presa l’erba, lo spacciatore incontrato in Largo Respighi torna da noi. Ci chiede se abbiamo cinquanta euro, ma restiamo sui trenta. Poi ribassa a quaranta ma più di trenta non vogliamo spendere. Alla fine cede, ma con una riserva: "Prenditi il mio numero di cellulare così quando vuoi e hai più soldi mi chiami... io ti sistemo". Spiega che "l’erba costa tanto e che viene dall’Olanda". Ci racconta anche che in questo periodo si vende molto di più l’hashish che la marjiuana. Dopo 12 minuti, alla fine, lasciamo il nostro spacciatore dopo aver comprato indisturbati e alla luce del sole trenta euro d’erba. E dalle parole del pusher si intuisce come, in quel poco tempo, avremmo potuto acquistare, senza alcun intoppo, anche più di cento euro di marijuana.