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19 apr 2022

Edera, prima partigiana fucilata

biancastella
Cronaca

Biancastella

Antonino

Se è vero che un’asettica statistica delle donne cadute in guerra mostrerà dei numeri imparagonabili a quelli degli uomini, è vero anche che, come mostrano le immagini che ci giungono da una guerra vicina, lo si deve al fatto che alle donne è demandata in primis la cura dei figli e degli anziani, ma quando si sono trovate ad affrontare battaglie politiche e guerre, hanno dimostrato coraggio ed eroismo. Un nome e una storia vogliamo, dunque, ricordare oggi, quella di Francesca De Giovanni, nome di battaglia Edera, la prima partigiana ad essere fucilata dai nazifascisti il 1° aprile del 1944. Ciò che più colpisce di questa ragazza di 21 anni è il modo con cui affrontò il plotone di esecuzione in quella fredda notte, davanti al muro di cinta della Certosa: messa di spalle con i fucili puntati contro di lei e i suoi compagni, si voltò di scatto offrendo il petto e gridò: "Tremate. Anche una ragazza vi fa paura!". Francesca era nata a Monterenzio nel 1923, suo padre era mugnaio e lei, ragazzina cresciuta a pane e antifascismo, era una ribelle, quasi sfrontata, tanto che una volta disse con tono sarcastico a un impiegato che indossava la camicia nera: "Queste camicie nere…fra qualche anno dovranno scomparire!". L’affronto le costò dei giorni di carcere, ma fu diffidata e poi liberata. La sua attività di militante partigiana cominciò in un gruppo ristretto che confluì nella 62. Brigata Camicie rosse Garibaldi, ma era controllata dalla polizia e fu indotta da un infiltrato a recarsi coi suoi compagni a Bologna per incontrare un dirigente che doveva affidare loro una missione; invece all’incontro trovarono la spia che li fece arrestare tutti. Furono portati nel carcere di S. Giovanni in Monte, interrogati e torturati, ma non parlarono e allora si decise di fucilarli subito, senza processo, nella notte del 1° aprile. Di Francesca Edera, cui è stata intitolata una scuola e una strada, hanno scritto Renata Viganò e anche Pino Cacucci nel libro "Nessuno può portarti un fiore", dedicato a quelle donne e quegli uomini, spesso dimenticati dalla Storia, che hanno scelto di vivere controcorrente.

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