FEDERICA ORLANDI
Cronaca

"Era nel commando della strage di Bologna". Bellini, ergastolo anche in appello

La Corte non fa sconti al ’quinto uomo’. L’ex Avanguardia nazionale: "Se fossi stato coinvolto l’avrei confessato"

Bologna, 9 luglio 2024 – Paolo Bellini è il quinto esecutore della strage in stazione che il 2 agosto 1980 mieté 85 vite e provocò oltre 200 feriti. Il "boom di Bologna", lo chiama lui durante le lunghe dichiarazioni spontanee che ha reso ieri mattina davanti alla Corte d’assise d’appello che poi, sei ore dopo, ha confermato la sentenza di primo grado per l’ex primula nera di Avanguardia nazionale e per gli altri due coimputati.

Paolo Bellini, ex terrorista di Avanguardia nazionale, ha reso spontanee dichiarazioni in aula prima che la Corte d’appello si ritirasse per la sentenza
Paolo Bellini, ex terrorista di Avanguardia nazionale, ha reso spontanee dichiarazioni in aula prima che la Corte d’appello si ritirasse per la sentenza

Il presidente della Corte Andrea Pederiali ha infatti confermato l’ergastolo per Bellini, e anche i sei anni a Piergiorgio Segatel, l’ex capitano dei carabinieri accusato di depistaggio, e i quattro a Domenico Catracchia, l’ex amministratore del condominio di via Gradoli a Roma, per falso ai pm.

Bellini non era presente alla lettura del dispositivo, perché impegnato altrove per "un interrogatorio". Attualmente è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Spoleto.

È stata una lunga giornata, quella di ieri nell’aula Bachelet al primo piano di Palazzo Baciocchi. Dove bisognava mettere il punto al secondo grado del processo nato dall’inchiesta cosiddetta "dei mandanti", che svelò come dietro alla strage ci fossero il leader della loggia P2 Licio Gelli, che pagò gli esecutori; il suo braccio destro, Umberto Ortolani; il potente direttore dell’Ufficio Affari riservati degli Interni, Federico Umberto D’Amato; il direttore del settimanale ’Il Borghese’, Mario Tedeschi, ora deceduti.

Dopo le spontanee dichiarazioni alla Corte di Segatel ("Sono stato catapultato in una vicenda inimmaginabile, invece ho sempre rispettato le leggi e i valori dell’Arma") ha preso la parola Bellini. Il quale per quasi tre ore ha ribadito la propria innocenza, chiedendo ancora che fosse richiamata a testimoniare la ex moglie Maurizia Bonini, decisiva per l’accusa in primo grado. Fu le a riconoscere il marito nel filmato ’Polzer’, girato in stazione poco dopo lo scoppio e fulcro anche dell’appello, e a smontarne l’alibi, poiché dopo 40 anni rivelò che l’ex non era andato a prendere lei e i figli in Riviera alle 9 del mattino, quel 2 agosto, bensì molto più tardi, in un orario compatibile con la presenza dell’uomo in stazione alle 10,25.

Ma Bellini: "Se fossi stato implicato, l’avrei confessato. Non mi sarebbe cambiato nulla, ero già stato marchiato da articoli e indagini. E confessai altri reati terribili di cui non ero sospettato, come l’omicidio di Alceste Campanile. Volevo liberarmi la coscienza. Bonini mente, peggio: depista". L’ex terrorista ha anche parlato dei contatti con l’allora procuratore di Bologna Ugo Sisti, "che sapeva che con la strage non c’entravo", e ha tentato un assist alla ’pista palestinese’, "a Bologna c’erano Kram, esplosivisti e il Mossad in quei giorni".

Soddisfatte dalla sentenza le parti civili. Così l’avvocato Andrea Speranzoni, per l’associazione dei familiari delle vittime: "Si conferma la gravità delle violazioni, non solo di Bellini, ma anche dei depistaggi e delle false informazioni. Quello fu un attentato alla democrazia da quella parte del terrorismo e di connivenze istituzionali interne che tentarono di sabotarla. Quest’atto poi apre uno squarcio di verità nuovo, come un procuratore connivente con un imputato del calibro di Paolo Bellini. Ci insegna a tenere alta la guardia".

I difensori di Bellini, Antonio Capitella e Manfredo Fiormonti, promettono ricorso in Cassazione: "Bologna sarà contenta, ha trovato la sua sentenza", commenta il primo, che nell’arringa sostenne, non senza una punta di amarezza, di "sapere che il pronostico non sarà fausto".