Gino Stefanelli
Gino Stefanelli

Bologna, 27 settembre 2020 - I dubbi, ora, sono vicini a una percentuale al di sotto dello ’zero virgola’. Così terreni, fabbricati, ville, società e il resto del bendidio milionario griffato Gino Stefanelli, sono pronti a traslocare nelle mani dell’erede naturale. Meglio, le eredi: le due figlie. Già, perché l’ultimo inghippo dell’eredità (per alcuni 70 milioni, per altri la metà) dell’imprenditore bolognese morto nel 2016, che da sua volontà doveva essere spartita tra l’Opera Padre Marella, i frati predicatori del convento del Centro San Domenico e l’Ant, è stato risolto dal Dna. "L’analisi dei sistemi esplorati – scrivono oggi i Ctu – e il confronto tra i profili genetici, hanno posto in evidenza una piena compatibilità genetica tra il profilo di Gino Stefanelli e quelli di... e ...".

La vicenda. Un segreto tenuto dentro per oltre 40 anni, fino a quella lettera-verità che ti fa crollare il mondo addosso e ti cancella, in un solo colpo, certezze e parte del passato. "Perché mai – raccontarono le due sorelle, 41 e 45 anni, protagoniste della vicenda – nella vita avremmo pensato ad una notizia del genere". Sapere, cioè, che l’uomo che avevano sempre reputato loro padre naturale, in realtà non lo è. All’insaputa di tutti, madre a parte. Ma non solo. Perché quello che dovrebbe esserlo per davvero – Gino Stefanelli –, è deceduto il 13 ottobre 2016 "senza lasciare figli superstiti e libero da vincoli matrimoniali". In mezzo a questo vespaio, c’è un’eredità milionaria che, con due testamenti olografi, è stata affidata all’Opera Padre Marella, all’Ant e ai frati predicatori. "Mamma – dissero al Carlino le sorelle che nel 2019, attraverso l’avvocato Lorenzo Casanova, hanno presentato un atto di citazione per rivendicare l’eredità – non ci ha mai accennato nulla e mai abbiamo percepito qualcosa di strano".

Le prove. Ci penserà il tribunale a fare chiarezza. Primo atto: l’indagine di accertamento di parentela con i campioni del Dna prelevati ai quattro componenti della famiglia, conferma l’estraneità biologica di colui che avevano sempre chiamato papà. Il passaggio successivo è l’azione di disconoscimento di paternità davanti al tribunale di Bologna che, con sentenza del 4 febbraio 2019 passata in giudicato, "dichiara che ... non è il padre biologico" e ordina "all’ufficiale di Stato civile di procedere all’annotazione nei rispettivi atti di nascita". Gli ultimi pezzi del puzzle, li inserirà nuovamente la madre, sputando fuori altre parti del passato. A partire dalla sua assunzione, all’inizio degli anni Settanta, nella ditta Francesco Colombo, il cui proprietario e amministratore unico altro non era che Gino Stefanelli. Due mesi scarsi alle sue dipendenze, poi la decisione di dimettersi "causata dall’intenso corteggiamento che sin da subito – si legge dagli atti – Stefanelli avanzò nei confronti della lavoratrice". Nonostante le dimissioni, "lui però continuò a cercarla", fino alla nascita di "un’amicizia che presto sfociò in un rapporto d’amore" che trovò terreno facile anche nella pesante crisi coniugale che porterà, qualche tempo dopo, la donna a divorziare. Il rapporto tra Stefanelli e la signora andò avanti "quasi vent’anni" ed è proprio in questo periodo che lei diede alla luce le due figlie. Alle quali, però, "nate in costanza di matrimonio", venne attribuito il cognome del marito.

Ecco il Dna. Arriviamo al 7 giugno quando il giudice ordina la riesumazione della salma di Stefanelli, nel cimitero di San Lazzaro, la comparazione dei campioni biologici con quelli delle due donne, con i risultati depositati dai Ctu – Adriano Tagliabracci e Susi Pelotti – il 7 settembre. E ciò che emerge dal loro lavoro lascia ben pochi dubbi, con una probabilità della paternità di Stefanelli vicina a 99.9%. "Dopo l’estumulazione, sono stati prelevati diversi tessuti dalla salma (osso, denti, unghie e tampone periobitale) per eseguire – così i consulenti – le analisi su diversi estratti derivanti da altrettanti prelievi". Per avere maggiori certezze, le analisi vengono svolte in due laboratori: a Bologna "dove sono state sottoposte ad analisi molecolare un’unghia del piede, una della mano e il tampone periorbitale". Nel laboratoio di genetica forense di Ancona, invece, è analizzato un dente. "Il valore di indice di paternità – concludono – è risultato per il trio presunto padre Gino Stefanelli, ’’xx’’ madre e figlie, corrispondente a un supporto estremamente forte all’ipotesi testata di paternità".

Il futuro. Intanto domani scadranno i 20 giorni a disposizione dei Ctp nominati dalle parti per depositare eventuali osservazioni, cosa che, stando a indiscrezioni, non avverrà. "Essendo stati fatti i prelievi sulla salma rispettando perfettamente i protocolli – spiega l’avvocato Casanova –, i risultati degli esami sono meramente matematici, per cui non ci sono valutazioni soggettive da mettere in discussione". Il 17 ottobre il deposito del lavoro definitivo, a dicembre l’udienza di precisazioni delle conclusioni, a seguire la sentenza dove verrà dichiarata la paternità di Stefanelli. Dopodiché? "Abbiamo già abbozzato una trattativa con le parti – aggiunge il legale –, vorremmo evitare contenziosi". Stessa volontà degli attuali eredi, Opera, Ant e San Domenico, pronti a cercare una soluzione condivisa. "Siamo sereni – dissero al Carlino dall’Opera Padre Marella – perché giustizia sarà fatta". La storia sta per essere riscritta.