di Andrea Spinelli Tre anni fa Israele annunciò la sede dell’Eurovision 2019 il 13 settembre, undici anni fa la Germania quella dell’edizione 2011 addirittura il 12 ottobre, ma l’Italia al momento sembra intenzionata a mantenere per la scelta la data del 30 agosto. Intanto ha ridotto il novero delle città candidate a cinque: Bologna, Rimini, Pesaro, Milano e Torino. Una volata a cui Bologna partecipa con una pedalata più potente delle altre sulla strada di un Eurovision sostenibile potendo mettere sul piatto non una, ma due potenziali sedi quali il Padiglione 37 di BolognaFiere e l’Unipol Arena di Calasecchio di Reno. Tutto nel rispetto...

di Andrea Spinelli

Tre anni fa Israele annunciò la sede dell’Eurovision 2019 il 13 settembre, undici anni fa la Germania quella dell’edizione 2011 addirittura il 12 ottobre, ma l’Italia al momento sembra intenzionata a mantenere per la scelta la data del 30 agosto. Intanto ha ridotto il novero delle città candidate a cinque: Bologna, Rimini, Pesaro, Milano e Torino. Una volata a cui Bologna partecipa con una pedalata più potente delle altre sulla strada di un Eurovision sostenibile potendo mettere sul piatto non una, ma due potenziali sedi quali il Padiglione 37 di BolognaFiere e l’Unipol Arena di Calasecchio di Reno.

Tutto nel rispetto dei rigidi capitolati predisposti dalla Rai per mettere in campo tutta la sua forza produttiva. I criteri fissi, stabiliti dall’Ebu, l’European Broadcasting Union organizzatrice con la tv di stato della manifestazione, prevede infatti che le città candidate posseggano obbligatoriamente un aeroporto internazionale a non più di 90 minuti dalla città, oltre 2mila camere d’albergo nelle zone limitrofe al luogo dell’evento e, soprattutto, un’infrastruttura in condizione di ospitare una trasmissione in diretta su larga scala con una serie di requisiti minimi.

Il luogo deve essere al coperto, dotato di aria condizionata secondo gli standard vigenti e ben perimetrabile, avere una capienza di 8-10 mila spettatori nella sala principale durante l’evento Esc (che corrisponda al 70% della capienza massima prevista per i normali concerti, prendendo in considerazione le specifiche esigenze di Esc per palco e produzione), essere dotato di un’area principale che possa ospitare un allestimento e tutti gli altri requisiti necessari a realizzare una produzione di alto livello con altezze disponibili di circa 18 metri, in particolare, con buone capacità di carico sul tetto, e facile accesso al carico.

E ancora: avere una struttura logistica intorno all’area principale che supporti le esigenze della produzione di Esc, quali infrastrutture per la sicurezza, un centro stampa per mille giornalisti, un’area per le delegazioni (artisti) che includa i camerini, strutture per il personale ed uffici, un’area per l’hospitality, servizi per il pubblico, disporre di aree nel perimetro dell’infrastruttura per il supporto tecnico-logistico di 5mila metri quadri, essere disponibile esclusivamente per 6 settimane prima dell’evento, 2 settimane durante lo spettacolo (in programma, si vocifera, nella settimana 9-14 maggio) e una settimana dopo la fine dell’evento per lo smontaggio.

Tutte e sei le strutture rimaste in gara rispettano questi canoni. "Non c’è città più azzeccata di Bologna" spiega un esperto di entertainment come il deejay Benny Benassi.

"Anche perché ha una storia musicale incredibile, che va dalla canzone d’autore alla musica da club, capace di metterla al centro d’Europa. L’Unipol Arena, in particolare, da quando è stata ristrutturata e dipinta tutta di nero ha le qualità tecniche giuste per accogliere un evento di altissima qualità tecnologica come l’Eurovision". Se la presenza di Bologna, Milano e Torino era in qualche modo prevedibile, lo è meno quella di Rimini e Pesaro. Ma Bologna ora sa di essere alle fasi finali della decisione e sa di potersi giocare le sue carte. E ci crede.