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14 giu 2022

Evasione fiscale, prosciolto Forchielli

Il fatto non sussiste anche per Roversi-Monaco e gli altri indagati. Il gup: "Tasse pagate in Lussemburgo"

14 giu 2022
Alberto Forchielli
Alberto Forchielli
Alberto Forchielli
Alberto Forchielli
Alberto Forchielli
Alberto Forchielli

Quelle due società, Mcm e Mcm II, con base in Lussemburgo non erano "costruzioni di puro artificio", ma avevano "una struttura qualificabile come "stabile organizzazione" e "centro di attività stabile" secondo i parametri forniti dalla giurisprudenza. Lo dimostrano "l’esistenza di contratti di affitto di locali, i costi gestione", così come "documentati dai bilanci", e "la presenza di un dipendente fisso in loco".

Lo scrive il giudice dell’udienza preliminare di Milano Luca Milani nelle motivazioni della sentenza con cui un mese fa ha prosciolto "perché il fatto non sussiste" l’imprenditore Alberto Forchielli, 66 anni, noto volto tv ed esperto di economia cinese, e altri tre indagati, cioè Fabio Alberto Roversi-Monaco, presidente di Genus Bononiae ed ex rettore dell’Unibo, poi il presidente di Mai Enrico Ricotta e Alexandre Charles Joseph Schmitt, tutti difesi dal legale milanese Fabio Cagnola.

A Forchielli, fondatore di Mandarin Capital Partners (poi Mindful Capital) e agli altri indagati il pm di Milano Stefano Civardi contestava una presunta evasione fiscale da circa 3,9 milioni di euro attraverso una cosiddetta "esterovestizione": le due società, secondo gli inquirenti, avevano solo sede formale in Lussemburgo, ma dovevano "ritenersi fiscalmente residenti in Italia" e qui avrebbero dovuto versare la tasse, tra il 2013 e il 2016.

Del tutto diversa la lettura delle carte dell’indagine da parte del giudice, che ha deciso fosse necessario nemmeno un processo, perché le due società, che gestivano "un fondo di private equity", hanno operato nel Paese estero dove hanno pagato le imposte.

Tra l’altro, scrive il gup, "dalla documentazione fornita dalla difesa si evince altresì che le imposte pagate dalla società Mcm II in Lussemburgo avevano un ammontare superiore rispetto a quelle determinate dall’Agenzia delle Entrate, sia per il periodo di imposta 2015, sia per il 2016".

L’indagine della Guardia di finanza meneghina risale al dicembre del 2020; il pm Civardi contestò l’omessa dichiarazione dei redditi per l’azienda, il cui "core business" era secondo l’accusa a Milano e non in Lussemburgo. Una versione ora appunto respinta dal giudice Milani.

"Per quanto mi risulta – commentò all’epoca Roversi-Monaco – la vertenza con l’Agenzia delle Entrate è conclusa".

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