Bimbi a tavola in un asilo nido (immagine di repertorio)
Bimbi a tavola in un asilo nido (immagine di repertorio)

Bologna, 3 febbraio 2018 - Ha mangiato un piatto a base di fave e, a due anni, ha rischiato di morire: da giovedì è ricoverato al Sant’Orsola, dove è già stato sottoposto a trasfusione. La storia del bimbo colpito da una anemia emolitica, ossia dalla distruzione dei globuli rossi, a causa di un difetto enzimatico dovuto al favismo, inizia lunedì scorso, quando cade e si fa male a un braccio.

“Quando sono arrivato al nido – spiega il padre – ho trovato mio figlio in braccio alla maestra, ma non sembrava nulla di grave. Così il giorno dopo lo abbiamo riportato al nido, ma verso le 11 ci hanno avvisato che si lamentava. Allora mia moglie è andata a prenderlo per portarlo al Pronto soccorso e ha chiesto alla maestra se il bambino aveva mangiato. La maestra le ha detto di sì, aveva mangiato un primo di pasta e fave”.

Al Pronto soccorso del Maggiore viene fatta una radiografia. “È stata scoperta una frattura al radio sinistro – ricorda il padre – e così gli è stata applicata una valva gessata. Al pomeriggio è iniziata a salire la febbre, gli abbiamo dato un antipiretico. Ma al mattino, quando si è svegliato, aveva un colorito tra il grigio e il giallo. Allora lo abbiamo portato al Pronto soccorso del Sant’Orsola”.

Qui i sanitari comprendono subito la gravità della situazione. “Devo ringraziare la dottoressa che dopo aver escluso lesioni agli organi interni, erano il mio timore per le conseguenze della caduta – prosegue il padre – ci ha chiesto se in famiglia qualcuno soffriva di favismo e se nostro figlio avesse mangiato delle fave. Allora mia moglie si è ricordata delle parole della maestra e subito il bambino è stato ricoverato in Ematologia pediatrica. Giovedì sera ci siamo presi un grande spavento, era diventato di un giallo itterico e sembrava sempre assopito tanto era debole. Nel momento dell’iscrizione non abbiamo informato la scuola del favismo perché non lo sospettavamo neppure noi, ma io e mia moglie riteniamo che un alimento come le fave sia da evitare ai nidi”.

Anche il professor Andrea Pession, direttore della Pediatria del Policlinico, conferma che le condizioni del bimbo erano davvero critiche. “Quando la crisi emolitica colpisce un bimbo così piccolo – spiega lo specialista – l’anemizzazione può essere talmente rapida e grave da mettere a rischio la vita del paziente. Episodi così acuti sono rari. Le prime ore sono state critiche, l’emoglobina era bassissima e ora, dopo la trasfusione, sta risalendo. Il bimbo rimarrà da noi in attesa di un pieno recupero. Al momento sappiamo che soffre di favismo, come la sorella della madre e anche uno zio materno, ma purtroppo finora questa familiarità non era emersa perché i genitori non l’avevano mai segnalata, probabilmente non ritenendola una malattia. Tra 90 giorni farà esami più specifici, non prima perché è stato trasfuso”.

Ma qual è la causa del favismo? “È il più comune deficit enzimatico ereditario, G6PD – risponde Pession – e il gene che codifica per l’enzima si trova nel cromosoma X. La malattia colpisce prevalentemente i maschi, mentre le femmine, in genere colpite da forme più lievi, sono portatrici sane. Quando ci sono casi di favismo in famiglia, i genitori devono rivolgersi al pediatra o a un ematologo pediatra”.

Infine, una riflessione sulla presenza delle fave nelle mense scolastiche. "Dal momento che questo deficit enzimatico è talmente comune, a scuola non darei le fave ai bambini, possono mangiare altri legumi", conclude Pession.