Bologna, 11 settembre 2018 - Il successo del comizio di Matteo Renzi di domenica sera non basterà a salvare i conti della Festa dell’Unità, che ha chiuso la sua prima edizione in Fiera dopo lo storico addio al Parco Nord. Il tabellone degli incassi affisso nei locali della direzione (che dopo una momentanea copertura, è stato addirittura rimosso) parla chiaro: il dato aggiornato a sabato scorso era di poco più di 852mila euro, ovvero circa 400mila in meno rispetto alle stime del partitone, che a quella data si aspettava di trovare nelle proprie casse già un milione e 260mila euro. Insomma, dopo una partenza positiva, gli incassi della kermesse sono stati molto più bassi rispetto alle previsioni e i vertici dem hanno capito presto che centrare l’obiettivo finale (1.570.000 euro) sarebbe stato impossibile.

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E così, anche se ci sarà da aspettare il bilancio ufficiale, svanisce l’obiettivo del segretario Francesco Critelli: ovvero tornare a fare utili dopo gli ultimi rossi dovuti al maltempo e ai difetti di una location come quella del Parco Nord. Il numero uno dem aveva fissato in 150mila euro di ricavi il bilancio finale della festa, ma il desiderio è destinato a rimanere tale. Di certo non hanno funzionato l’area commerciale e quella dedicata ai più piccoli.

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Molti ristoranti privati sono rimasti spesso vuoti e alcuni stand, scoraggiati per il poco pubblico, ieri sera avevano già smobilitato e smontato le proprie attrezzature. Il padiglione per i bimbi, invece, ha spostato ben presto le sue attività in location più centrali, ma non ha attratto quel numero di persone che ci si aspettava.

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C’è poi l’aspetto del ‘general contractor’, ovvero l’accordo stretto dal Pd con l’agenzia di pubblicità ‘Felsinea’ per il recupero di contratti con i soggetti privati: in sostanza il partitone ha ricevuto 900mila euro a scatola chiusa, lasciando il rischio d’impresa alla controparte. Una tutela economica solo parziale.

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Intanto, perché il contratto prevede che il Pd paghi a Felsinea circa 225mila euro per i propri servizi e soprattutto perché Felsinea, pur essendo una società indipendente, è legatissima ai dem: basta ricordare che ha sede in via Rivani, la stessa del Pd, e vi lavorano esponenti del passato e del presente dei democratici. Il conto finale della kermesse dovrebbe attestarsi sui 2,2 milioni di spesa.