Paolo Pandolfi, 57 anni, dirige il Dipartimento di sanità pubblica dell’Ausl
Paolo Pandolfi, 57 anni, dirige il Dipartimento di sanità pubblica dell’Ausl

Bologna, 30 settembre 2020 - Il focolaio di piazza Scaravilli ora si chiama Cinque Terre e sta dando filo da torcere agli 007 dell’Ausl alle prese con le inchieste epidemiologiche: per tracciare i vari spostamenti degli studenti, si stanno tenendo in contatto anche con i loro colleghi della Liguria. Finora, i ragazzi risultati positivi sono 14, mentre i manager bolognesi che hanno preso parte al convegno con quasi 400 partecipanti, da due contagiati sono passati a tre. Intanto, nel bollettino Covid di ieri si registra una vittima, un uomo di 65 di Casalecchio. Ventuno i nuovi positivi: tre sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, uno ha effettuato il tampone al rientro dal Marocco, uno dalla Sardegna, 17 hanno effettuato il tampone in presenza di sintomi, 14 dei quali nell’ambito di focolai già noti.

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Dottor Paolo Pandolfi, è terminata l’inchiesta sugli studenti Erasmus?
"Non ancora. Abbiamo tamponato 102 ragazzi, 14 sono risultati positivi, mentre 10 sono in sorveglianza perché contatti stretti di un caso. Non abbiamo ancora completato gli esiti dei test. È difficile risalire a tutti – ammette il direttore del Dipartimento di sanità pubblica –, perché la sera dell’incontro si trovavano in un luogo aperto, in piazza Scaravilli, e non si sa esattamente quanti fossero. Quindi, ci possono essere ancora evoluzioni. Inoltre, secondo noi, il contagio dovrebbe essere avvenuto in Liguria, alle Cinque Terre. Per questo, lo definiamo focolaio Cinque Terre".
Da che cosa lo avete capito?
"Dal fatto che alcuni di loro nei giorni precedenti erano stati in quei luoghi dove il virus circola. Inoltre, abbiamo dovuto richiedere la presenza dei mediatori linguistici".
Perché?
"Il gruppo non è composto soltanto di universitari spagnoli, ma anche tedeschi e danesi. E quando ci siamo accorti che i dieci ragazzi inviati nell’hotel Covid non volevano rimanere lì perché i loro tamponi erano negativi, abbiamo chiesto il sostegno dei mediatori per spiegare loro che, invece, era necessario che rimanessero in isolamento. Alla fine hanno capito, ma è stata dura".
Su quali altri focolai state lavorando?
"Su quello dei manager, ai due positivi se n’è aggiunto un terzo, ma dal momento che gli iscritti al corso arrivavano da varie parti d’Italia, abbiamo inviato una comunicazione al ministero della Sanità che contatterà direttamente le Aziende sanitarie interessate. Abbiamo avuto ancora un nuovo positivo dal focolaio della chiesa evangelica, scoppiato a inizio settembre e ormai per noi chiuso: abbiamo rintracciato 110 contatti, fatto 93 tamponi e scoperto 58 positivi".
Si registrano nuovi ricoveri?
"Sì. Tra le 17 persone sintomatiche, due sono state ricoverate, ma non sono in gravi condizioni. Gli altri casi appartengono a un focolaio familiare, per noi sporadico".