ll caso è nato nella chat dei genitori degli alunni di una prima media (foto d’archivio)
ll caso è nato nella chat dei genitori degli alunni di una prima media (foto d’archivio)

Bologna, 27 gennaio 2020 - Le chat su Whatsapp tra genitori sono ormai molto diffuse, ma a volte le conversazioni virtuali possono sfuggire di mano. E portare guai. Come è accaduto nella chat tra genitori di alcuni studenti di prima media di una scuola della città, e il cui contenuto è ora finito sul tavolo della Procura, con una denuncia per diffamazione aggravata sporta da un papà nei confronti di un altro.

Accade una decina di giorni fa: nella chat dei genitori, nata per condividere informazioni su gite, feste di compleanno e attività scolastiche, un papà inoltra la foto di un compagno di classe del figlio, che mostra il dito medio. E commenta: "Bel gesto per un bambino di 11 anni".
 

È evidente che la foto è scattata in aula da un altro studente (non è chiaro se per scherzo o a margine di un progetto fatto con l’insegnante, dato che normalmente i telefoni nella classe sono vietati): prima è girata nella chat dei ragazzini, poi è stata inoltrata al genitore e infine pubblicata nel gruppo degli adulti.
 

Scoppia il caos. La madre del ragazzino in foto chiede subito che sia rimossa, sottolineando come nessuno abbia il permesso di divulgare immagini del figlio undicenne. Altre mamme solidarizzano, ma il padre dall’altro lato non molla: "È su una chat privata! Invece di arrabbiarsi con me, meglio che si arrabbi con suo figlio". Ancora: "Non ha neanche chiesto per favore, tale madre, tale figlio". Ed esce dalla chat.

Così, l’immagine non può più essere eliminata: sia perché chi l’ha inviata non è più nel gruppo virtuale, sia perché intanto è trascorso il limite di tempo massimo affinché l’opzione che consente di cancellare i messaggi per tutti i destinatari sia ancora valida. Nonostante i tentativi, nessuno può togliere la foto. I genitori del bambino ripreso tentano più volte di contattare per telefono l’altro papà, ma questo non risponde e alla fine blocca definitivamente i loro numeri.
 

Scatta perciò la denuncia: l’accusa è diffamazione aggravata perché recata a mezzo internet su una chat con una trentina di persone iscritte – che quindi dà accesso a una diffusione potenzialmente alta –, compiuta nei confronti di un minore, a scuola.
"Questo dei cellulari utilizzati con leggerezza in classe da ragazzini molto giovani, è un problema diffuso – spiega ora l’avvocato Matteo Murgo, che rappresenta i genitori dell’undicenne fotografato –. I miei clienti sono pronti a costituirsi parte civile in un eventuale processo, chiedendo il risarcimento dei danni morali e materiali subiti".

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