Frana di Vado, processo da rifare Assoluzioni annullate in Cassazione

Colpo di scena: per la seconda volta la Suprema Corte respinge la sentenza dei giudici di Appello. Accolti i ricorsi delle parti civili e della Procura generale sul disastro del 2015 in Val di Setta.

Frana di Vado, processo da rifare  Assoluzioni annullate in Cassazione

Frana di Vado, processo da rifare Assoluzioni annullate in Cassazione

La storia della frana di Vado è (ancora una volta) da riscrivere.

Erano le 22 del 15 maggio di tredici anni fa quando la collina che incombeva sulle case su un tratto della provinciale Val di Setta tremò e una bomba di roccia, sassi e sabbia crollò verso valle, travolgendo quello che si trovava sul suo percorso. Sei case furono danneggiate, una venne completamente distrutta. Per fortuna nessuna vittima, dato che il movimento della collina aveva portato a evacuare 18 famiglie prima del disastro.

Dietro a quella vicenda la Procura ritenne ci fossero i lavori di scavi e sbancamenti realizzati per ricavare un parcheggio dal proprietario di un’abitazione della zona, a monte rispetto a quelle poi travolte, che avrebbero scalzato il piede della montagna rendendo il versante più fragile. Così, finirono a processo per disastro colposo il committente dei lavori Albino Menzani, il direttore degli stessi Luciano Mario Crini Burzi, e il legale rappresentante della ditta che eseguì lo scavo, Alessandro Giuliani. Nel mirino il fatto che, nonostante la Denuncia di inizio attività edilizia (Dia) avesse stabilito un’asportazione massima di 300 metri cubi di terra, data la franosità dell’area, secondo i consulenti di parte civili e il tecnico del Comune questa fu di circa tre volte superiore, per un totale di 950 metri cubi.

Gli imputati, difesi dagli avvocati Gianluigi Lebro, Mariano Rossetti e Giulio Basagni, sono stati assolti già tre volte: in primo grado, nel 2015, poi due in appello, dopo un primo annullamento da parte della Cassazione nel 2021. Dopo la nuova assoluzione in sede di rinvio, quattro delle famiglie rimaste senza un tetto, rappresentate dall’avvocato Gabriele Bordoni, le altre parti civili e la Procura generale col sostituto pg Nicola Proto, hanno fatto ricorso alla Suprema Corte; questa ancora una volta ha annullato con rinvio il processo. Insomma, tutto da rifare.

In primo grado, il giudice riconobbe il nesso causale tra i lavori e la frana, non la colpa degli imputati; poi la Corte d’appello ritenne non vi fosse neppure il nesso causale. Da qui il ricorso in Cassazione e l’altro appello. Ma la Corte stabilì che gli imputati fossero da assolvere ritenendo le indicazioni dei metri cubi di terreno realmente sbancato "approssimative"e che le norme sul dissesto idrogeologico fossero per certi aspetti "non rigide". Su quest’ultimo punto ha attaccato l’avvocato Bordoni in aula, a Roma: "La nostra regione ha vissuto sulla sua pelle, giusto un mese fa, le conseguenze di leggerezze nel presidiare il sistema idrogeologico. Se la Cassazione riconoscesse una ’elasticità’ nell’interpretazione delle norme idrogeologiche, chiunque volesse fare lavori su crinali di montagna avrebbe via libera per rispettarle a propria discrezione. Con inevitabili disastri".

Federica Orlandi