Francesco Guidicini è stato uno dei principali fotografi del Sunday Times di Londra
Francesco Guidicini è stato uno dei principali fotografi del Sunday Times di Londra

Bologna, 29 novembre 2021 - "Don’t worry. I’ll help you" . Tranquillo, ti aiuto io. Così Paul Newman cercò di mettere a suo agio il giovane fotografo italiano mandato dal Sunday Times a scattargli un ritratto. All’attore americano, un monumento del cinema, le foto piacquero. E lo fece sapere al giornale. Per Francesco Guidicini, bolognese, fu la svolta. Per più di 30 anni lavorerà per il Sunday Times, come Chief Portrait Photographer, primo fotografo ritrattista.

Sue foto sono esposte alla National Portrait Gallery di Londra. Nel suo book c’è il Gotha di decenni di cinema, musica, teatro, sport, moda, politica. Da Robert De Niro a Quentin Tarantino; da Ricky Gervais a Graham Norton; da John Grisham a John Le Carrè. E poi Keira Knightley, Jude Law, Charlie Watts, Lewis Hamilton, Tony Blair e mille altri.

Ora Guidicini, 60 anni, ha lasciato Londra per tornare a vivere a Bologna. "Dopo una vita passata a mille, ritrovo il piacere di lavorare con calma a nuovi progetti". Con lui, moglie e un figlio piccolo: "Qui siamo felici".

Che cosa le piace di Bologna?
"Questa luce un po’ barocca... Mi è sempre rimasta dentro".

Il suo luogo del cuore?
"Certe stradine del centro, i colori caldi. E poi i nostri portici".

Quando è nata la passione per la fotografia?
"Da piccolo. La prima Kodak, regalo di papà. Poi, a nove anni, la prima camera oscura. Sviluppavo le foto in bagno, con un amico, fra la puzza degli acidi".

Quando decise di fare di un hobby una professione?
"Durante l’università: andai in Nigeria, feci i primi fotoreportage. Poi lasciai l’università, e con i primi guadagni mi iscrissi a un corso di fotografia a Sheffield".

Dopo il corso?
"Inizio la mia gavetta. Viaggio come free lance. India, Gaza e Palestina, Irlanda del nord. Poi trovo una stanzina a Londra...".

Essere italiano le ha creato problemi?
"No, mi ha aiutato. Abbiamo un occhio diverso, il senso del bello nel Dna. Cresciamo circondati di arte. Io ho imparato molto visitando chiese e musei. Poi abbiamo empatia, indispensabile per entrare in sintonia con gli altri. E, beh, siamo simpatici".

Come arriva al ritratto?
"È una cosa che ho sempre avuto dentro. Mi ha sempre affascinato il rapporto intenso che si crea con la persona fotografata. Anche solo per un attimo".

Che cos’è un bel ritratto?
"Quello che racconta qualcosa. A me piacciono i ritratti rassicuranti. Sono soddisfatto quando, in una mia foto, la persona ritratta riconosce la parte buona di sé. E si sente felice".

Qual è il segreto?
"Non so. È una magia".

Quali sono i soggetti più difficili da fotografare?
"I politici. Un’’immagine sbagliata può rovinare una carriera".

I più disinvolti?
"Gli attori di teatro. Sono abituati ad avere un pubblico".

I più capricciosi?
"Gli attori di cinema e le pop star. Ma spesso la colpa è dei loro agenti".

La sua foto più bella?
"Quella che devo ancora fare".

Il personaggio che non è riuscito a fotografare?
"La Regina. Ho fotografato il principe Carlo e altri membri della famiglia reale. Ma non la Regina. E per lei, beh, lavorerei anche gratis".