Maxifrode Iva a Bologna: fatture false per 200 milioni e 63 indagati

Sequestrati beni per 32 milioni di euro, 46 imprese coinvolte. I sequestri nelle province di Bologna, Modena, Terni e Sassari

Fronde fiscale: la Guardia di Finanza al lavoro

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Bologna 8 agosto 2023 - Maxifrode Iva di evasori totali: sequestrati beni per 32 milioni di euro - tra contanti, disponibilità bancarie, immobili e quote societarie - nelle province di Bologna, Modena, Terni e Sassari, su disposizione del gip di Bologna.

Evasori totali

Sono 46 le imprese coinvolte, perlopiù evasori totali, dislocate in Emilia Romagna e nel resto del Nord Italia. In particolare, le indagini sono partite da verifiche fiscali su quattro le aziende bolognesi del settore della commercializzazione all'ingrosso di prodotti informatici. L'indagine 'Carry on sell' dei finanzieri del comando provinciale di Bologna, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Caleca e dalla pm Elena Caruso, è iniziata nel 2020, dopo verifiche fiscali sulle quattre aziende. Gli investigatori hanno scoperto una frode 'carosello' che, tra il 2016 e il 2019, ha consentito un'evasione dell'Iva di 44 milioni di euro, sfruttando la normativa Ue sulle transazioni intracomunitarie, 'non imponibili' ai fini Iva. Il sistema fraudolento, ideato da un indagato di 45 anni, originario di Terni ma residente a Bologna, è stato ricostruito attraverso accessi aziendali e domiciliari, rilevamenti e acquisizione di documentazione fiscale e informatica. Gli esiti delle indagini hanno permesso di denunciare 63 soggetti responsabili, a vario titolo, dei delitti fiscali di omesso versamento dell'Iva, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, reati in parte commessi nel territorio bolognese e in parte in altre regioni italiane.

Il giro di fatture false

Per la sola provincia di Bologna è stato ricostruito un giro di false fatture il cui utilizzo in dichiarazione, per 210 milioni di euro ha condotto la Procura a notificare 10 avvisi di conclusione delle indagini all'artefice della frode e ai legali rappresentanti delle aziende operanti nel Bolognese, per reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, per i quali sono previste pene fino a 8 anni di reclusione.

Il meccanismo della frode

L'ideatore della frode, secondo l'accusa, aveva posto a capo di diverse aziende suoi prestanome con il compito di acquistare da una società polacca prodotti informatici senza l'applicazione dell'Iva. La merce veniva poi ceduta, solo 'cartolarmente' e sottocosto, a ulteriori società create appositamente per interporre passaggi e soggetti economici nella catena di vendita così da rendere più complessa l'identificazione dello schema illecito e dei responsabili.

Il meccanismo fraudolento ha consentito la totale evasione delle imposte da parte imprese coinvolte, le quali, oltre a non versare l'Iva e a non presentare alcuna dichiarazione fiscale, venivano fatte cessare dopo pochi mesi di 'attività' per essere prontamente sostituite. I prodotti informatici, ceduti a prezzi molto competitivi alle società bolognesi, erano così commercializzati online generando rilevanti profitti e indebiti vantaggi fiscali sia in termini di risparmio d'imposta che di ingenti crediti Iva.