Il cimitero della Certosa di Bologna (FotoSchicchi)
Il cimitero della Certosa di Bologna (FotoSchicchi)

Monterenzio (Bologna), 13 aprile 2019 - Adesso è rimasta sola: è finita una vita di coppia piena di tribolazioni, che non ha avuto la pietà di risparmiare duri colpi nemmeno in occasione della morte del marito. Claudio Mazzucchi, malato da tempo, dopo essere deceduto lo scorso 11 marzo, ha dovuto attendere ben 18 giorni prima di ottenere una sepoltura alla Certosa di Bologna.

Nel mezzo, i tempi necessari – sostiene il comune di Monterenzio, dove entrambi i coniugi erano residenti – per completare le procedure burocratiche per provvedere alla sepoltura. La vicenda è stata segnalata dall’associazione Andromeda che da tempo si stava prendendo cura della coppia e che stigmatizza l’episodio, per voce del suo presidente Enrico Paolo Raia, come “un’esperienza molto brutta, una storia di ordinaria disumanità”.

Claudio Mazzucchi insieme a Daniela, disabile in carrozzina, e al loro inseparabile cagnolino di piccola taglia da anni vivevano ai margini. Nonostante avessero mantenuto la residenza a Monterenzio, i due coniugi non avevano una casa e di solito stazionavamo in pieno centro, in via D’Azeglio, dove passavano la notte nei pressi della farmacia comunale. Proprio lì, lo scorso settembre, sono nati i primi contatti con i volontari di Andromeda, che hanno iniziato a prestare assistenza alla coppia. Seguono le segnalazioni ai servizi sociali di Monterenzio e di Bologna, poi in novembre, nell’ambito di un incontro per discutere la situazione, viste le problematiche di salute della coppia anche in prossimità dell’arrivo del freddo, emerge la disponibilità di un’ospitalità temporanea in via dello Scalo a Bologna.

“Purtroppo l’11 marzo, Claudio muore improvvisamente – racconta Raia –. Alcuni cittadini ci contattano per avere notizie del funerale. Ci viene segnalato che la salma dopo l’autopsia è stata messa in una cella frigorifera della Certosa in attesa di sapere chi si farà carico dei costi del funerale. La cosa ci sconcerta. Possibile che una persona già sfortunata nella vita debba soffrire anche nella morte?”.

Il funerale viene celebrato il 29 marzo: nessuno però, lamenta l’associazione Andromeda, nonostante le richieste di informazioni rivolte al Comune, ne viene informato. “Avremmo voluto partecipare, protesta Raia, ma non ci è stato possibile”. Sulla vicenda si fa forza della correttezza delle procedure amministrative il vicesindaco di Monterenzio, Silvia Cuppini. “I due coniugi sono seguiti da diversi anni dai servizi sociali di Monterenzio – scrive il vicesindaco in una nota – e in particolare nell’ultimo anni da un’équipe di operatori del comune di Bologna e dei servizi di strada. Abbiamo messo in campo servizi di vitto, alloggio, assistenza domiciliare, indumenti e beni di prima necessità, oltre all’accompagnamento alle visite specialistiche. Essendo i due coniugi indigenti il Comune ha sostenuto le spese funerarie”. E per quanto riguarda Daniela, il comune assicura che “si stanno concordando con lei i progetti di sostegno”.