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30 giu 2022
30 giu 2022

Furbetti del reddito di cittadinanza: 44 nei guai

Sono nomadi residenti in quattro campi tra Bologna e San Lazzaro, accusati di avere sottratto allo Stato 850mila euro

30 giu 2022
L’attività è del primo Nucleo operativo metropolitano della Guardia di finanza
L’attività è del primo Nucleo operativo metropolitano della Guardia di finanza
L’attività è del primo Nucleo operativo metropolitano della Guardia di finanza
L’attività è del primo Nucleo operativo metropolitano della Guardia di finanza
L’attività è del primo Nucleo operativo metropolitano della Guardia di finanza
L’attività è del primo Nucleo operativo metropolitano della Guardia di finanza

Percepivano indebitamente il reddito di cittadinanza: 44 nomadi, sparsi tra i campi nomadi di via Rigosa, via Persicetana, via Dozza a Bologna e via Tomba Forella a San Lazzaro, sono stati denunciati per aver sottratto allo Stato 850mila euro.

L’attività investigativa, svolta dai militari del 1° Nucleo operativo metropolitano della Guardia di finanza, ha preso il via dal riscontro di una indebita percezione del reddito di cittadinanza da parte di una cittadina rumena. Questa avrebbe omesso di comunicare di essere sottoposta agli arresti domiciliari insieme a un altro membro del nucleo familiare.

In seguito a questo fatto, i controlli sono stati estesi ad altre 87 famiglie residenti appunto nei quattro campi nomadi. Al termine degli accertamenti sono stati denunciati 44 soggetti che hanno omesso di indicare nella propria Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) dati essenziali, fondamentali per l’esatto calcolo dell’importo relativo all’Indicatore della Situazione economica equivalente (Isee).

Tale stratagemma ha consentito agli interessati di percepire indebitamente il sussidio, nonostante l’obbligo di comunicare all’Inps, entro 30 giorni, le variazioni del reddito o del patrimonio nonché le altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio.

In particolare i finanzieri hanno riscontrato significative differenze tra quanto indicato nelle autocertificazioni e quanto invece emerso dalle interrogazioni informatiche e dai riscontri eseguiti dai militari negli uffici anagrafici dei Comuni di residenza. Diverse sono state infatti le irregolarità riscontrate nel corso delle indagini. Tra queste, l’omessa comunicazione dei redditi percepiti e della corretta composizione del nucleo familiare, le omesse indicazioni riferite allo svolgimento di attività lavorativa e il possesso di autovetture da parte dei componenti del nucleo familiare. I 44 presunti truffatori, che in alcuni casi arrivavano a percepire importi fino a 1.200 euro mensili, sono stati quindi denunciati per falsità ideologica dal privato in atto pubblico e per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Rischiano così una pena da due a sei anni di reclusione.

I denunciati sono stati segnalati alla direzione provinciale dell’Inps per la revoca dell’erogazione del beneficio ed è stata richiesta all’autorità giudiziaria l’attivazione del recupero delle somme erogate che, attualmente, ammontano complessivamente a circa 850mila euro.

Diversi esponenti del mondo della politica sono intervenuti sulla vicenda, a partire dal deputato leghista Carlo Piastra: "Episodi così non fanno che confermare l’esigenza di una revisione del sussidio, come la Lega sostiene da tempo". Commenta anche la senatrice forzista Anna Maria Bernini: "Chissà quando le somme percepite indebitamente verranno recuperate. Abbiamo bisogno di una riforma complessiva in tema di lavoro. Forza Italia è pronta a mettere sul tavolo della discussione ogni proposta utile per superare il reddito di cittadinanza che, a oggi, non ha prodotto i risultati sperati".

Zoe Pederzini

© Riproduzione riservata

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