CLAUDIO CUMANI
Cronaca

Galimberti: "L’amore è il cardine"

Il filosofo stasera al San Filippo Neri presenta ‘Le parole di Gesù’, libro scritto con il biblista Monti

Galimberti: "L’amore è il cardine"

Galimberti: "L’amore è il cardine"

Sapienza, amicizia, gioia... Qual è, fra le cinquanta parole dedicate a Gesù che il biblista Ludwig Monti elenca nel vostro libro, quella che più la colpisce? Umberto Galimberti, 81 anni, filosofo, psicanalista, nome di rilievo della cultura italiana, non ha dubbi: "La parola cardine è amore. Si tratta di una voce che ha attraversato il tempo e che è stata fatta propria anche dalla Rivoluzione francese con quell’inno alla libertà, uguaglianza e fraternità. Sono certo che cristiani e illuministi, se si fossero intesi sulle parole, non si sarebbero fatti la guerra". Galimberti e Monti, saggista e già monaco della comunità di Bose, hanno firmato un libro solo apparentemente rivolto ai bambini dagli otto anni in su nel quale si analizza un pensiero sul mondo capace di far sbocciare prospettive differenti. Il volume si intitola Le parole di Gesù (Feltrinelli), è supportato dalle illustrazioni di Giorgia Merlin e propone, attraverso l’analisi appunto del biblista, uno studio delle cinquanta (più una) parole che esprimono il pensiero e lo stile di vita di Gesù. Il professore cura invece una prefazione densa e ricca di riferimenti storici e bibliografici: sarà lui stasera a illustrare queste pagine all’Oratorio San Filippo Neri (ore 20,30, ingresso gratuito).

Professor Galimberti, come nasce questo libro?

"Dalla constatazione che i bambini non conoscono le parole di Gesù perché quelle parole non sono state recepite dal cristianesimo fondato da Paolo di Tarso. Un cristianesimo che ha costruito via via una teologia sul modello della filosofia platonico-aristotelica lontana da quei vocaboli. Gesù non è venuto per fondare una religione ma per chiedere fede e insegnarci a vivere: lo dimostra la rabbia con la quale si scaglia contro i religiosi ebraici nel tempio. Le religioni sono la sacralizzazione delle culture e offrono nei momenti di crisi un rifugio all’identità di un popolo. Ma Gesù vuole liberare la fede da questa identificazione che non consente mediazioni. In America, ai tempi di Colombo, fu sterminato un numero impressionante di indigeni che non si volevano convertire e ancora oggi vediamo quanto le guerre di qualsiasi religione siano tremende".

Sostiene che non bisogna pensare al futuro ma guardare al presente. Perché?

"Che la salvezza sia in questo mondo e non nel futuro è il motivo che anima tutte le parole di Gesù. La salvezza è accogliere i migranti, dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi. Gesù porta l’idea del fare perché la verità è azione. Il concetto ebraico di verità (èmet) non ha a che vedere come nel mondo greco con la conoscenza ma riguarda appunto l’azione. Ovvero il praticare, il mettere mano alle opere. La salvezza non sta nella contemplazione ma nel partecipare alla sofferenza degli ultimi".

È per questo che sostiene che la speranza è sinonimo di passività?

"Che senso ha pensare che il futuro ponga rimedio ai mali del presente? Lo ripeto, è necessario fare ora. Dobbiamo agire come il samaritano che si fa ‘prossimo’ all’indigente, bisogna offrire all’altro quel soccorso che desidereremmo ricevere nelle sue condizioni. Per recuperare le parole di Gesù non servono discussioni teologiche ma basta affidarsi allo stupore che provocano".