PAOLO ROSATO
Cronaca

Garisenda, ecco il piano. Tre colori per dare l’allerta

Ora siamo al giallo, nessun rischio imminente. Poi arancione e rosso. Prevista anche l’evacuazione. Porta a porta per informare i residenti.

Garisenda, ecco il piano. Tre colori per dare l’allerta

Garisenda, ecco il piano. Tre colori per dare l’allerta

La Garisenda non rischia di crollare, dicono dagli uffici tecnici. Però il Comune di Bologna ha annunciato ieri l’adozione di un poderoso piano preventivo precauzionale d’accordo con la Protezione civile. Tre tipologie di allerta: la gialla (quella attuale), l’arancione e la rossa. Quest’ultima "nessuno vuole vederla", il sindaco Matteo Lepore ieri ha rassicurato la cittadinanza. Ma l’assetto precauzionale c’è tutto. "Nessun panico per i residenti, ma serve collaborazione". In più, da lunedì agenti della Polizia Locale e volontari della Protezione civile andranno porta a porta nella ’zona rossa’ (in un raggio di cento metri dalla Torre) per informare i residenti e per censirli. E anche per stanare, visto che ci siamo, varie irregolarità come gli eventuali b&b fuorilegge.

Tornando ai livelli emergenziali, il sindaco è stato chiaro. "Tutti coloro che si trovano nell’area devono essere informati su dispositivi e procedure. Adesso siamo al livello giallo, nella fase di attenzione, in cui non si ravvede alcun rischio di crollo". Poi c’è l’arancione, che viene attivato nel caso siano rilevate ulteriori anomalie sullo stato della Torre. Viene quindi disposto il presidio fisso della Polizia locale e della Protezione civile in tutta l’area, prevista una viabilità alternativa e avviati ulteriori monitoraggi. Il sindaco può anche valutare l’evacuazione e quel punto si passerebbe all’allerta rossa, con blocco della circolazione e abbandono dell’area da parte di residenti e attività economiche nel raggio di 100 metri dalla Garisenda, con istituzione di una zona off limits. "Un eventuale crollo sarebbe improvviso e quindi ci dobbiamo organizzare preventivamente".

Intanto manca ancora la relazione del comitato tecnico-scientifico. "Ma stanno facendo un grande lavoro: non è facile. Al comitato ho chiesto di avere indirizzi e indicazioni tecniche in tempi rapidi", ha ribadito il primo cittadino. Il punto è sapere dal comitato "cosa ancora non conosciamo e quale soluzione adottare per un restauro definitivo – ha continuato – . Non possiamo andare avanti per tentativi. Non è facile, è come trovare il vaccino per il Covid e in assenza della relazione le mie decisioni sono assunte su base precauzionale". Poi c’è il cantierone della Torre, che vedrà la prima cintura di protezione presumibilmente entro i primi di dicembre. "Questo cantiere è uno spartiacque. Non è che cambierà la mia vita – ha puntualizzato il sindaco –, cambierà la vita di tutti noi. Non è che faccio queste scelte perché mi gioco il mandato – ha puntualizzato ancora il primo cittadino –. Sono successe tante cose da quando sono stato eletto, devo fare il mio lavoro da sindaco, devo realizzare in cinque anni quello che non si è fatto in trent’anni. Alla fine decideranno i bolognesi se saranno contenti o no".

Fratelli d’Italia intanto, dai banchi del Consiglio comunale, ha attaccato il Comune. "Risulta che gli schemi di convenzione tra il Dicam dell’Università di Bologna e il Comune siano scaduti da tempo – l’affondo del capogruppo Stefano Cavedagna –. Perché non c’è più stata una convenzione con il Dicam, che ha potuto avere accesso ai dati di monitoraggio fino al 2019? Perché dal 31 dicembre 2021 non abbiamo più dati? Matteo Lepore ci dica come stanno le cose veramente".