PAOLO ROSATO
Cronaca

La verità sulla Garisenda malata, allarme già in estate: "Va monitorata, rischio collasso"

Ecco le carte, i brogliacci del comitato tecnico scientifico del 24 luglio e del 26 settembre. La preoccupazione degli esperti

Bologna, 8 novembre 2023 – Erano già chiarissimi i verbali del comitato tecnico-scientifico del 24 luglio e del 26 settembre scorsi. Nei brogliacci emergono sia l’apprensione per il pericolo di crolli dalla Garisenda, con il quesito se "lo studio delle ipotesi o delle simulazioni sul meccanismo di crollo della Torre possa essere aggiornato con le anomalie osservate", sia la preoccupazione per quella torsione anomala, perché c’erano cedimenti del materiale "sotto carichi più bassi" di quelli ai quali è soggetta la Torre, quindi "eventuali meccanismi di collasso in queste condizioni avvengono in maniera improvvisa". A luglio poi si poneva il focus sulle iniezioni di malta "per riempire più vuoti possibile", poiché il rischio del collasso era già "presente". Per tutti questi motivi risultava già di fondamentale importanza avere un sistema di allarme operativo, che prevedesse pure un sistema per l’evacuazione.

Le Due Torri sono il simbolo di Bologna. Da quanto si sapeva che la Garisenda era malata?
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Stiamo parlando dei tratti salienti delle carte fondamentali per capire la crisi dalla Garisenda, una delle Due Torri simbolo di Bologna che ha bisogno di una cura ricostituente per non svenire di colpo.

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Carte che il Carlino racconta in anteprima. La riunione del comitato tecnico-scientifico, di cui si attende un’ulteriore pronuncia per capire quale indirizzo dare all’intervento di restauro della Torre, si era riunito più volte perché la costruzione si stava muovendo in modo anomalo. Per questo la Soprintendente Francesca Tomba mandò una scheda al ministero della Cultura in data 3 ottobre 2023, per chiedere preliminarmente quei 5 milioni di euro per un primo approccio alla manutenzione della Torre malata.

Il 10 ottobre poi il sindaco Matteo Lepore venne informato da Francesca Tomba e da Lucia Borgonzoni, sottosegretaria leghista alla Cultura, del pericolo più concreto. Il resto è storia.

Sia il verbale di settembre, sia quello precedente del 24 luglio spiegano benissimo la crisi. Il comitato, composto dall’architetto Manuela Faustini Fustini e da altri esperti come, tra gli altri, il professor Guido Gottardi, il professor Tomaso Trombetti, l’ingegner Gilberto Dallavalle e l’architetto Gisella Capponi, fece subito presente la necessità di un sistema di allerta. Sistema che due giorni fa è stato ufficializzato con tre colori – giallo, arancione e rosso – dal sindaco Lepore. Fu esplicitata anche la necessità di un "piano di evacuazione in caso di pericolo di crollo".

Si parlava quindi dell’istituzione di una control room, funzione che ora a Bologna svolge il ‘Coc’ (Centro operativo comunale) della Protezione civile. Emergono dal verbale anche le divisioni del comitato sui guai della Torre, da un paio di esperti considerati "trascurabili", mentre dal resoconto di luglio vengono fuori sia i timori sul collasso, sia la condivisione dell’intervento d’emergenza del ’campo prova’, che prevedeva l’iniezione di malta ‘Mape Antique’ e il monitoraggio costante dei movimenti.

Insomma, che la Garisenda andasse massicciamente aiutata si sapeva già in piena estate, lo dicono le carte. Martedì a Roma si terrà un importante summit sulla Torre alla presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Ci sarà il sindaco Matteo Lepore e ci sarà anche la sottosegretaria Lucia Borgonzoni (Lega). Si parlerà del percorso della tutela Unesco. Ma non solo. "La ricostruzione dei fatti fa capire che all’interno del comitato-scientifico, probabilmente, ci si è persi in esercizi di stile. Senza comprendere che la messa in sicurezza della Torre fosse urgente, da fare subito – sottolinea la sottosegretaria alla Cultura –. Non do colpa al comitato, ma a chi rappresentava il Comune al suo interno. Con una priorità così alta non c’è stata la capacità di gestire un’emergenza. Se Lepore è stato informato e non ha dato peso ai report è grave. Ma se non è stato informato è ancora più grave. Il sindaco dovrebbe prendere provvedimenti nei confronti di chi non ha fatto il suo lavoro. Io al suo posto sarei arrabbiatissima. Tra convenzioni non rinnovate, carte nascoste e nuove criticità che emergono, il Comune più che attaccare altri dovrebbe capire cosa non ha funzionato al suo interno o nella filiera".