Giovanni Filicori
Giovanni Filicori

Bologna, 23 maggio 2020 - Lutto nel mondo dell'imprenditoria, a Bologna: questa notte è morto Giovanni Filicori, che dal 1964 (fino a maggio 2018) aveva condotto la centenaria torrefazione Filicori Zecchini. Aveva 85 anni, lascia la moglie Marta e i figli Costanza e Luca.

"Alle scelte di Giovanni Filicori si deve il successo di un’attività, che nel 2019 ha festeggiato 100 anni. Lui ha, infatti, saputo trasformare quella che era una piccola impresa in una moderna realtà industriale, ormai presente su tutto il territorio nazionale e che esporta in circa altri 40 paesi, con una filiale direttamente controllata negli Stati Uniti, 50 dipendenti e una rete di vendita che si compone di circa 200 persone", ricorda l'azienda in una nota.

"Un grande imprenditore, - aggiunge - conosciuto e ammirato certamente per i suoi successi, ma soprattutto per i valori morali che ha saputo trasmettere: l’etica del lavoro, il sacrificio e la passione nel far le cose. Avrebbe voluto fare un altro mestiere, aveva finito gli esami per laurearsi in farmacia, quando la prematura morte del fratello gli fece cambiare percorso, dovette cominciare daccapo l’università (facoltà di Economia) per poi assumere, pochi anni dopo, la grande responsabilità della conduzione dell’azienda di famiglia. Lo fece con determinazione e intelligenza imprenditoriale. E il lavoro e l’azienda diventarono, dopo la sua famiglia, la cosa più importante della sua vita. Era convinto che fosse meglio avere una famiglia dal tenore di vita normale con un’azienda ricca e solida alle spalle. Rispetto all’avere forti soddisfazioni economiche personali. Per questo ha costantemente rinvestito molti degli utili in tecnologia puntando sull’innovazione continua. Se l’azienda gode oggi di una struttura solida per affrontare le insidie del mercato lo deve certamente alla sua lungimiranza".

L'azienda ricorda anche che "Giovanni Filicori era un vero amante del caffè. Appassionato a tal punto dall’aver voluto andare totalmente contro corrente e scommettere sulla nascita di prodotto ultra-elitario come il Club Kavè, che usciva dalle logiche dettate dal mercato di quegli anni, e puntava tutto sulla qualità sulla sua esclusività".