FRANCESCO MORONI
Cronaca

GoGoBo, giorni di note PopX: "Una gioia tornare"

La kermesse oggi e domani ai giardini del Baraccano. Gli artisti da non perdere

GoGoBo, giorni di note  PopX: "Una gioia tornare"

GoGoBo, giorni di note PopX: "Una gioia tornare"

di Francesco Moroni

Tutto il resto è noia. Il claim del festival parla da solo: ‘GoGoBo’, due giorni nel verde dei giardini del Baraccano. Dopo una prima edizione di battesimo, è arrivato ’l’anno della maturità’: la musica spazierà tra i generi più diversi e la lineup degli artisti che si esibiranno oggi e domani è altrettanto chiara: da Los Angeles si parte con Nosaj Thing, produttore americano che ha collaborato - tra gli altri - con Kendrick Lamar e Kid Kudi, poi Populous, Clap! Clap!, Whitemary e Parbleu, con l’after allo Studio 54 fino a tarda notte. Domani, invece, i Bud Spencer Blue Explosion, Dente, Angelica, Rares e Pop X. Pop X, appunto, progetto nato nel 2005 dalla mente di Davide Panizza, unico membro fisso di un collettivo in continua evoluzione. Ha dichiarato di trarre ispirazione dai soggetti più disparati, da Michael Jackson a Franco Battiato, fino a Laurea Pausini, e ‘Anal house’ è l’ultimo lavoro, il primo disco pubblicato in Lp lo scorso maggio. Uno stile divenuto culto, tra i più originali e stravaganti del panorama musicale italiano.

Pop X, ci parli meglio della sua musica.

"È pur sempre musica elettronica (sorride, ndr). Quella di Pop X è una storia lunga, ho iniziato a lavorare a questo progetto in V superiore con Walter Biondani. Prima di allora avevo studiato sassofono e frequentato il liceo musicale, avevo una preparazione accademica. Poi mi sono appassionato ai software. Al tempo non era una scelta così usuale. Ho iniziato a studiare al Conservatorio di Milano e ho fatto l’Erasmus a Helsinki, in Finlandia".

Che esperienza è stata?

"Incredibile. La sede era nuova, pulitissima, aperta 24 ore su 24 e con una disponibilità di progetti e servizi senza pari. Ho mantenuto legami e condiviso festival e palchi".

A GoGoBo cosa porta?

"Il disco nuovo, concepito con una serie di sessioni di improvvisazione attraverso un software di programmazione che si chiama MaxMsp".

Un valore aggiunto?

"Ci ha permesso di dare un’altra direzione al progetto: se prima i brani erano in forma di canzone, ora siamo verso una forma strumentale…".

Difficile assistere soltanto a un concerto durante un suo show.

"Nello spettacolo c’è una forte componente visiva, ogni ‘pezzo’ è associato a immagini".

Con Bologna che rapporto ha?

"Ci vengo fin dalle superiori, con un amico partivamo da Trento e venivamo qui per il ‘Decadance’ o altri eventi. Era il nostro luogo di evasione. Fin dalle prime volte che sono venuto per suonare ho sempre trovato un pubblico caloroso ed è un’emozione tornare".