Bologna, 31 luglio 2020 - Centinaia di lavoratori del gruppo Maccaferri in piazza del Nettuno (video), uniti per chiedere alle istituzioni tutela. "Per chiedere di farsi carico di una situazione che vede una realtà industriale fatta di aziende sane, che lavorano con ottimi risultati, ma che sono state travolte da una crisi di liquidità di cui i lavoratori non sono responsabili", come sottolineano da Fiom Cgil.

Una giornata di passione sotto al sole, con quasi quaranta gradi, mascherine sul volto e bandiere, iniziata alle 9 di stamattina. E la proclamazione di uno sciopero di otto ore, per ribadire che "il patrimonio professionale, importantissimo per il territorio bolognese, non deve finire disperso".

Dopo l'indagine della Procura e della guardia di finanza che ha portato all'accusa di bancarotta fraudolenta per il gruppo Maccaferri, nel limbo ora ci sono 500 famiglie. "Si sta parlando molto delle vicende giudiziarie problematiche del gruppo Maccaferri: è sacrosanto, ma è necessario mettere al centro i lavoratori - sottolinea Marco Colli della Fiom -. Perché ci sono 500 famiglie da salvaguardare, tante professionalità e 150 anni di storia alle spalle. È importante il recupero dei crediti per i creditori, ma ormai oggi la proprietà non esiste più: siamo di fronte a persone  che ne sanno meno di noi e che ripetono a pappagallo quello che gli viene detto di dire. Occorre indicare dei commissari che diano ascolto e siano in presenza, altrimenti si rischia di avere effetti che ricadono soprattutto sulle famiglie".

L'emorragia di dipendenti è già iniziata, e ora i lavoratori uniti sperano che nel tavolo di mercoledì prossimo in Regione "venga dato ascolto alla preoccupazione dei dipendenti, che hanno continuato a lavorare al meglio portando tanti risultati. Samp, Officine Maccaferri e Seci (la holding del gruppo, ndr) stanno resistendo grazie ai nostri sacrifici: ora bisogna trovare una soluzione".