Bologna, 13 aprile 2018 - Quattro anni di carcere. È questa la richiesta formulata ieri dal pm d’udienza Flavio Lazzarini nei confronti dell’ex primario di Radiologia dell’ospedale di Imola Guido Ferrari, residente in città, accusato di truffa, abuso d’ufficio, falso e peculato d’uso. Assieme a lui sono a processo altre sei persone e quattro società. Per loro il pm ha chiesto condanne, assoluzioni e proscioglimenti perché i reati si sono nel frattempo prescritti. Le condanne riguardano Fabio Ferrari (che non è parente di Guido), accusato di truffa e falso, per cui sono stati chiesti due anni e otto mesi, e Gianluca Mantovani, all’epoca ad della clinica Salus, per cui l’accusa ha chiesto un anno e otto mesi. È stata invece chiesta l’assoluzione per il medico specializzando Stefano Leonardo e per Luigi Gallina, responsabile (all’epoca dei fatti) della Casa di cura Nobili Srl. Lazzarini ha poi chiesto di prosciogliere per prescrizione Davide Monti e Torabi Parizi Sepideh. Infine, ha chiesto la condanna al pagamento di 125mila euro ciascuna per le società Angioteam Srl e Salus Srl, mentre ha chiesto l’assoluzione per Nobili Srl e Alliance Medical Diagnostic Srl.

Le parti civili hanno chiesto risarcimenti enormi: l’Ausl 1,2 milioni (di cui 600mila con provvisionale immediatamente esecutiva), la Regione 150mila euro (di cui 50mila subito). Nella prossima udienza, fissata per il 26 aprile, parleranno le difese.

I fatti risalgono al 2003-2012 (ma quelli fino al 2009 sono prescritti) e al centro dell’inchiesta condotta all’epoca dal pm Claudio Santangelo è finita l’attività che Ferrari, a lungo consigliere comunale nelle file del Pd imolese, gestiva in libera professione. Secondo l’accusa, violando le norme che vietano di utilizzare mezzi e risorse appartenenti alla pubblica amministrazione per finalità private, l’allora primario si procurò un ingiusto vantaggio patrimoniale a se stesso e alle quattro cliniche private tra Bologna, Ferrara e Modena.

Per la procura, Ferrari svolgeva un’attività parallela di refertazione di esami avvalendosi di alcune impiegate amministrative e degli strumenti dell’Ausl. Inoltre avrebbe simulato lo svolgimento dei compiti istituzionali di primario di Radiologia, mentre invece impiegava la giornata lavorativa per attività extra-istituzionali di refertazione. Il tutto causando un grave danno all’Ausl.