Habibou, la sua mamma e lo staff del dottor Gaetano Gargiulo
Habibou, la sua mamma e lo staff del dottor Gaetano Gargiulo
di Francesco Moroni Habibou può finalmente cominciare a sorridere. Il delicatissimo intervento al cuore a cui è stato sottoposto il bimbo afflitto da una grave cardiopatia congenita è infatti perfettamente riuscito e le sue condizioni sembrano ora volgere verso il meglio. Ci vorrà tempo, ma l’operazione è stata "un vero e proprio miracolo", come l’aveva definito la mamma del piccolo sulle pagine del Resto del Carlino, dopo un inferno durato diversi anni tra viaggi disperati nel continente africano e tonfi nell’acqua all’interno di ospedali non attrezzati. Poi, la generosità dei bolognesi (e non solo), con l’impegno della Fondazione Sant’Orsola e dell’associazione Piccoli Grandi Cuori...

di Francesco Moroni

Habibou può finalmente cominciare a sorridere. Il delicatissimo intervento al cuore a cui è stato sottoposto il bimbo afflitto da una grave cardiopatia congenita è infatti perfettamente riuscito e le sue condizioni sembrano ora volgere verso il meglio. Ci vorrà tempo, ma l’operazione è stata "un vero e proprio miracolo", come l’aveva definito la mamma del piccolo sulle pagine del Resto del Carlino, dopo un inferno durato diversi anni tra viaggi disperati nel continente africano e tonfi nell’acqua all’interno di ospedali non attrezzati.

Poi, la generosità dei bolognesi (e non solo), con l’impegno della Fondazione Sant’Orsola e dell’associazione Piccoli Grandi Cuori che in pochissimi giorni hanno messo insieme oltre 30mila euro per permettere ad Habibou e sua mamma di arrivare a Bologna dal Niger e sottoporsi a un’operazione che potrebbe ora donargli una vita normale. L’équipe medica guidata dal dottor Gaetano Gargiulo, responsabile del reparto di cardiochirurgia pediatrica, ha così preso in custodia il bambino: un ‘fruscello’ di appena 10 chili, afflitto da uno spaventoso ritardo nella crescita e drammaticamente trasparente alla vista, che nonostante abbia compiuto cinque anni dimostra "lo sviluppo vitale di un bimbo di appena tre" e non è mai riuscito neanche ad alzarsi sulle proprie gambe.

"Le foto dopo l’operazione parlano già da sole e dimostrano come il carattere del piccolo sia già cambiato: finalmente sorride" chiarisce subito Gargiulo. La malattia che lo affligge dai primi anni di vita è la Tetralogia di Fallot, caratterizzata da un difetto della membrana ventricolare nel piccolo cuoricino di Habibou. "E’ una cardiopatia molto complessa – continua Gargiulo –: i ventricoli funzionano come una sorta di ‘palla unica’, immaginiamo quanto possa aver sofferto il bambino per tutto questo tempo. Questo tipo di interventi da noi vengono svolti in età molto meno avanzata e, nelle sue condizioni, ci chiediamo come sia potuto sopravvivere così a lungo. Aveva un’ossigenazione a dir poco preoccupante".

L’intervento chirurgico eseguito al Policlinico Sant’Orsola ha così permesso di aumentare la quantità di ossigeno contenuta nel sangue, in modo da permettere a tutti gli organi di svolgere le proprie funzioni e di cominciare a svilupparsi regolarmente. Una storia di sofferenza e povertà, diventata ormai una fiaba a lieto fine grazie alla volontà e al grande cuore dei tantissimi donatori che hanno partecipato alla raccolta fondi messa in campo per salvare la vita di Habibou.

Non solo: lui e sua mamma saranno ora ospitati e assistiti negli alloggi offerti dall’associazione Piccoli Grandi Cuori, per trascorrere il periodo di ripresa a seguito dell’operazione, prima di tornare dagli altri membri della famiglia, cioè dal papà e altri due fratelli, che saranno increduli vedendo i grandissimi e repentini progressi del piccolo Habibou destinato finalmente a una vita normale e felice.

"E’ logico che questo sia un successo sia per l’équipe che per l’intera struttura sanitaria – commenta ancora il direttore del reparto di cardiochirurgia pediatrica –: c’erano alcuni dubbi che l’intervento potesse non andare bene, ma non è stato così. D’altra parte non riesco a non pensare come da noi bambini con queste cardiopatie abbiano possibilità di sopravvivenza pari al 98%, mentre in Paesi meno sviluppati sono condannati a una vita di dolore e spesso alla morte. Questa storia è qualcosa che ti rende più forte, che unisce la nostra équipe".