Giovanni Emanuele Corazza* Il 5G è elemento chiave della rete di telecomunicazioni presente e futura. Il 5G è una infrastruttura critica per il Paese: il suo sviluppo in tempi rapidi è fondamentale per mantenere l’Italia tra le grandi economie mondiali, il cui PIL sarà correlato alla efficienza della rete. È per questo che sul 5G vediamo feroci scontri...

Giovanni Emanuele

Corazza*

Il 5G è elemento chiave della rete di telecomunicazioni presente e futura. Il 5G è una infrastruttura critica per il Paese: il suo sviluppo in tempi rapidi è fondamentale per mantenere l’Italia tra le grandi economie mondiali, il cui PIL sarà correlato alla efficienza della rete. È per questo che sul 5G vediamo feroci scontri economico-industriali tra grandi potenze, in primis USA e Cina. L’Europa, leader nel 5G con proprie aziende di punta (purtroppo non italiane), rimane afflitta da lentezza realizzativa. Ma in Europa lo sviluppo tecnologico si coniuga più fedelmente con il benessere dei cittadini. È evidente l’importanza chiave del 5G in vista del piano Next Generation EU, della transizione ecologica, della sostenibilità e quindi del cambiamento climatico. Restare indietro nel 5G avrebbe conseguenze devastanti in termini di recovery plan e uscita dalle condizioni di emergenza dettate dalla crisi sanitaria. Il 5G è una delle tappe evolutive del sistema di telefonia mobile, ma non l’ultima, dato che in università già si lavora al 6G. Il 5G è il risultato di un lavoro internazionale di decine di migliaia di ingegneri, seppur in competizione tra loro, è un esempio unico di collaborazione globale. Il 5G porta il broadband sul wireless, ma non è solo un ‘4G più veloce’. Nascono i servizi ultra-reliable low-latency (URLL) e le machine-type communications (MTC), per la gestione automatica del traffico o della produzione industriale in stile Industria 4.0; la rete diventa software-defined; le antenne sono più precise e quindi meno impattanti; l’integrazione con altri segmenti industriali diventa inestricabile. In definitiva, il 5G è un asset essenziale per il futuro dell’economia italiana.

*Università di Bologna

Presidente

Fondazione Marconi