"Il virus è clinicamente inesistente, scomparso", assicura Alberto Zangrillo, direttore della Terapia intensiva del San Raffaele di Milano. Una frase che ha acceso un dibattito infuocato attorno alla pandemia. Tra i primi a sollevare perplessità, parlando di "assoluto sconcerto" e "grande sorpresa", è stato Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e comonente del comitato tecnico scientifico. Professor Pierluigi Viale, qual è la sua posizione? "Sono stanco di sentire persone che parlano pubblicamente delle loro sensazioni, qui ci vuole ancora del tempo per avere evidenze...

"Il virus è clinicamente inesistente, scomparso", assicura Alberto Zangrillo, direttore della Terapia intensiva del San Raffaele di Milano. Una frase che ha acceso un dibattito infuocato attorno alla pandemia. Tra i primi a sollevare perplessità, parlando di "assoluto sconcerto" e "grande sorpresa", è stato Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e comonente del comitato tecnico scientifico.

Professor Pierluigi Viale, qual è la sua posizione?

"Sono stanco di sentire persone che parlano pubblicamente delle loro sensazioni, qui ci vuole ancora del tempo per avere evidenze scientifiche", risponde il direttore delle Malattie infettive del Sant’Orsola, 64 anni, in trincea contro il virus dall’inizio della pandemia.

Eppure Zangrillo è un medico in prima linea.

"Infatti sento un po’ di sconcerto e di sorpresa di fronte a una tale affermazione, perché viene da una persona molto seria che vive a Milano e ha vissuto il dramma della sanità lombarda".

Può influire il diverso aspetto delle terapie intensive?

"Certo, quei reparti ormai sono quasi vuoti perché il virus circola meno, ma non perché è diventato buono. In questi tre mesi c’è chi all’inizio ha detto che non era nemmeno un’epidemia, ma si trattava solo di un’influenza, per altri era un’ira di Dio e saremmo morti tutti e invece siamo vivi. Poi, anche di fronte a 30mila morti alcuni parlavano di bufala. Insomma, finora nessuno ci ha mai preso".

Che cosa non sta funzionando nella comunicazione?

"A volte manca un atteggiamento equilibrato da parte di chi ha ruoli preminenti come un medico o un decisore politico. Noi, in Emilia-Romagna, non ci siamo mai fatti prendere da un eccesso di ottimismo o dalla disperazione".

Perché è difficile essere equilibrati?

"Non lo so. Il punto è che in questo momento in cui il virus circola meno, ma c’è, perché non siamo a ’ground zero’, e l’organizzazione dà i suoi frutti, non dobbiamo lasciarci andare alle sensazioni. Lo so che risulterei più simpatico se dicessi che Zangrillo ha ragione, ma questi tre mesi mi hanno insegnato che l’equilibrio è la strategia vincente".

Pensa che questi messaggi creino confusione nella gente?

"Sì. È chiaro che ora ci sono meno malati e sono diminuiti quelli gravi, sebbene nel mio reparto ci siano ancora un paio di pazienti seri arrivati nell’ultima settimana, mentre prima li contavano a ore, ma dire che il virus ha perso forza va dimostrato. Lasciamo che la ricerca clinica seria, che non si fa in televisione, produca risultati. Prima di togliermi la mascherina ci vuole ancora tempo".

In tanti iniziano ad andare a mare. Precauzioni da infettivologo?

"Possiamo goderci il mare, perché il caldo e il sole ci aiutano, ma rispettando le regole. Anche per tutte le altre attività. Abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno".

Professore, i medici di base vi inviano ancora pazienti negli ambulatori creati in ospedale durante la pandemia?

"Sì, anche se i numeri sono in diminuzione. Ma sia chiara una cosa: noi per il momento non chiudiamo niente".