MARTINO PANCARI
Cronaca

Il dibattito sul fine vita. Donini ai medici palliativisti:: "Più cure? Siamo già al top"

Dopo il documento dei responsabili degli hospice della regione, arriva la risposta indiretta dell’assessore. La figlia di una donna di Bologna andata a morire in Svizzera: "Ora la mamma è libera".

I medici palliativisti responsabili degli hospice dell’Emilia-Romagna, di fronte alla strada spianata disegnata dalla Regione con la delibera che disegna la strada al suicidio medicalmente assistito (42 giorni per arrivere alla morte) avevano scritto ieri un documento, pubblicato in esclusiva dal nostro giornale (vedi lo strappetto della pagina in alto a destra), con il quale spiegavano la reale funzione delle cure palliative, che sono l’esatto opposto del del suicidio assisistito. E sottolineavano come, quando esistono cure palliative appropriate, le richieste di suicidio assistito calano, anche di dieci volte.

Il documento ha fatto molto discutere, anche in Regione. E in serata è arrivato un comunicato con il quale l’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini, senza entrare direttamente nel merito del documento del Ghota dei palliativisti della regione, ha dato un po’ di numeri e spiegato come "l’Emilia-Romagna sia una delle prime regioni in Italia per strutture e posti letto dedicati alle cure palliative"’ (23 e 300, come già sottolineato nel nostro articolo di ieri; ndr). Ha poi aggiunto che "a cura del dolore non è soltanto un dovere etico, ma l’esempio di una buona pratica clinica". L’assessore ha poi dato un po’ di numeri, con un continuo parallelo fra terapia del dolore e cure palliative (58mila prestazioni erogate, 28.500 prime visite ed altro ancora): i medici palliativisti che hanno letto a tarda sera il testo hanno strabuzzato gli occhi, Le terapie del dolore si fanno (esempio) agli anziani che hanno mal di schiena cronici; le cure palliative alle patologie inguaribili ed in evoluzione (esempio: un cancro, la Sla): sono due questioni completamente diverse.

Sul dibattito aperto in Emilia-Romagna è intervenuta ieri anche l’associazione Luca Coscioni che pressa sempre Bonaccini: "Votate in Conislgio Regionale la nostra proposta di legge sul suicidio asssistito" e, contemporaneamente, ha portato la testimonianza, anonima, della figlia di Paola, una donna di 89 anni di Bologna portata a morire in Svizzera un anno fa. "Mia mamma ora è libera – ha scrtto la donna attraverso un comunicato dell’associazione Luca Coscioni – L’Emilia-Romagna approvi la legge, servono regole precise, altrimenti i malati vanno in confusione totale".