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17 lug 2022
andrea
Cronaca
17 lug 2022

Il fortino rosso e un destino da ripensare

17 lug 2022
andrea
Cronaca

Andrea

Zanchi

E uno, invece, decisamente più politico. Ovvero lo stop forzato a tutti quei disegni di legge – dal Ddl Zan a quello sulla cannabis, passando per lo Ius Scholae e il fine vita – che la maggioranza giallorossa di Palazzo D’Accursio aveva messo al centro della strategia per rivendicare a Bologna il ruolo di città più progressista d’Italia. Comunque andrà a finire questa incomprensibile e dannosa crisi di governo, una cosa è certa: di quei temi così cari al centrosinistra bolognese non se ne parlerà più, o quasi, nelle stanze del potere. Se Draghi resterà premier lo farà con un M5s completamente depotenziato o, addirittura, fuori dal governo: possibile che ciò che resta del campo largo (cioè Pd e LeU) riesca a far approvare norme del genere in una maggioranza a trazione di centrodestra? A dir poco improbabile. Se si andrà al voto, invece, i vari disegni di legge giacenti diventeranno carta straccia, e quei temi torneranno buoni solo per la campagna elettorale. Un primo assaggio lo si è avuto ieri, quando il segretario dem Enrico Letta e ha ribadito che il Pd "continuerà in Parlamento le sue battaglie" sui diritti civili. Più che una mossa tattica, una dichiarazione di intenti con le urne come orizzonte.

In tutto questo resta, per Lepore e per il centrosinistra bolognese, la necessità di riposizionarsi. Il campo largo è ormai finito e il sogno di ’Bologna città più progressista d’Italia’ rischia di essere superato dagli eventi. Certo, si votasse a settembre i rapporti di forza dei partiti, qui sotto le Due Torri, non cambierebbero di molto rispetto a un anno fa. A cambiare però, sarebbe tutto il contesto intorno, con la possibilità di vedere Bologna – nemmeno più tutta l’Emilia-Romagna – ridotta a irriducibile fortino del centrosinistra dentro un Paese che va in tutt’altra direzione. E in questo caso resterebbero solo tre scenari: puntare ancora di più a essere una città di avanguardia sui diritti civili, diventare una città irrilevante (o peggio, apertamente osteggiata) a livello politico, oppure inventarsi un’altra strada per ambire di nuovo al ruolo di città-modello. Anche senza campo largo.

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