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9 giu 2022

Il museo Donini svela il tesoro del pozzo

Anfore, brocche e altri reperti romani ritrovati durante lo scavo in via Caselle, saranno in mostra nella nuova ala espositiva

9 giu 2022
Il pozzo in via Caselle dove sono state ritrovati i reperti romani
Il pozzo in via Caselle dove sono state ritrovati i reperti romani
Il pozzo in via Caselle dove sono state ritrovati i reperti romani
Il pozzo in via Caselle dove sono state ritrovati i reperti romani
Il pozzo in via Caselle dove sono state ritrovati i reperti romani
Il pozzo in via Caselle dove sono state ritrovati i reperti romani

Grande giornata, quella di sabato, per il museo della Preistoria Luigi Donini di San Lazzaro. Alle 16 verranno presentati nuovi preziosi reperti. Il "tesoro" del pozzo torna alla luce per la seconda volta. Con l’apertura di un nuovo spazio dedicato alla scoperta del pozzo romano e ad altre testimonianze coeve del territorio, il Museo della Preistoria "Luigi Donini" restituisce alla città, ma anche a tutti gli interessati, la preziosa memoria recuperata in via Caselle, già esposta una prima volta in una mostra del 2016.

Ne parla il direttore Gabriele Nenzioni: "Era il 2006 quando, in occasione della costruzione di nuovi edifici che intendevano rinnovare il volto di questa importante percorrenza attiva sin dalla preistoria, riemergeva del tutto inaspettato un frammento di vita romana racchiuso nel riempimento di un pozzo annesso a un edificio rustico. La scoperta confermava quel che altri sparsi indizi avevano già fatto intravedere: l’origine di San Lazzaro, sempre fatta coincidere con l’erezione del lebbrosario nel XII secolo o, ancor prima, con un rado e sparso insediamento attestato sin dall’XI secolo, doveva essere certamente arretrata sino all’epoca romana".

Nenzioni, poi, aggiunge: "Siamo nel periodo della tarda repubblica o nei primi anni dell’impero. La via Emilia è già un’arteria trafficata. L’insediamento di via Caselle, non lontanissimo dall’incrocio con la grande strada consolare, probabilmente ebbe questa funzione. Qui si poteva riposare e rifocillarsi grazie a un servizio di ristorazione e di mescita di bevande. Il pozzo, con il suo spaccato di vita, rivela proprio questo: anfore a due manici e una casseruola in bronzo per la cottura di cibi, pentole da fuoco, brocche e brocchette di tutte le taglie, bicchieri, bottiglie, cadute nel pozzo o gettate quando non più in uso. Le sorprese non sono finite: una moneta, una lucerna, delle chiavi, dei pesi da bilancia, un ciondolo incastrato nel fondo di un vaso deposto alla base del pozzo forse quale offerta beneaugurante a una divinità delle acque. E poi qualche oggetto in legno, un pezzo di tessuto di canapa, alcuni semi e noccioli (noci, nocciole, pinoli e squame di pigna, endocarpi di pesco, ciliegio, acheni di fico e vinaccioli) che attestano l’attecchimento di alcune specie come il pesco e il ciliegio anche in tempi così antichi". Con questo evento si vuole, infine, anche festeggiare il recente accreditamento del Museo presso il Sistema Museale della Regione Emilia-Romagna, un riconoscimento che lo porterà successivamente a far parte del Sistema Museale Nazionale.

Zoe Pederzini

© Riproduzione riservata

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