Le indagini sono state avviate dai carabinieri della stazione di Anzola Emilia
Le indagini sono state avviate dai carabinieri della stazione di Anzola Emilia

Bologna, 29 gennaio 2020 – Una “stabile e consolidata associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla truffa ai danni dello Stato e all’induzione alla falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale”. E’ quella scoperta dai carabinieri e dalla polizia di Stato di Bologna, che hanno emesso misure cautelari nei confronti di cinque persone e due società.

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In particolare, un imprenditore è finito in carcere e sono scattati quattro divieti temporanei a esercitare la professione e qualsiasi ufficio direttivo di imprese nei confronti di altrettanti professionisti e imprenditori. Infine, sono state sequestrate due società fantasma, intestate a un prestanome, denunciato.

L’articolata e complessa indagine è stata condotta, da agosto 2017, dai militari di Anzola dell’Emilia e dalla questura di Bologna, con il supporto dell’Inps, dell’Ispettorato territoriale del lavoro e del Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro di Bologna. A coordinarla, il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, e il sostituto procuratore Flavio Lazzarini. Il Gip Alberto Gamberini ha emesso invece l’ordinanza applicativa delle misure cautelari.

Tutto è partito dai controlli di rito richiesti dall’Ufficio immigrazione della Questura in relazione all’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno di una cittadina extracomunitaria; un documento concessole sulla base di un normale e regolare rapporto di lavoro subordinato. I carabinieri hanno scoperto però che la donna si prostituiva lungo la via Emilia. Così hanno effettuato degli approfonditi accertamenti che hanno permesso di appurare che il contratto di lavoro in oggetto fosse fittizio e strumentale al rinnovo del permesso di soggiorno e all’emissione di indennità da parte dell’Inps.

Le successive attività investigative, svolte con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e servizi di osservazione controllo e pedinamento, hanno consentito di acquisire gravi elementi indiziari circa l’esistenza di una stabile organizzazione nella quale i partecipanti, a seconda del rispettivo ruolo, instauravano rapporti di lavoro fittizi, sulla base dei quali i beneficiari ottenevano il rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno, nonché indebite erogazioni di indennità da parte dell’Inps (disoccupazione, maternità) a fronte di contributi previdenziali mai versati.

Dalle indagini è emerso che due cittadini italiani, un 59enne e una 53enne, residenti in un popoloso comune dell’hinterland bolognese, rispettivamente procuratore generale e amministratore unico di due società ‘fantasma’, registrate alla Camera di Commercio di Bologna e rivelatesi strumentali all’esercizio delle attività illecite, grazie alla complicità di stimati professionisti del settore operanti nel capoluogo felsineo (due consulenti del lavoro, un 65enne e un 62enne, e un commercialista 54enne), avevano instaurato almeno 200 rapporti di lavoro fittizi a favore di altrettanti cittadini stranieri extracomunitari e talvolta italiani, i quali poi avevano ottenuto (o tentato di ottenere) il rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno, ovvero incassato indebitamente dall’Inps varie indennità.

L’attività investigativa ha permesso di accertare che le due società erano, in realtà, delle ‘scatole vuote’ totalmente prive di mezzi, organizzazione, addirittura delle sedi sociali, di qualsivoglia rapporto di conto corrente bancario o postale e sconosciute al fisco.  E dunque non avrebbero mai potuto assumere, a tempo indeterminato, 200 lavoratori, anche in considerazione dell’attuale assetto del mondo del lavoro, caratterizzato – specialmente per i nuovi assunti – da contratti a termine.

Inoltre, alcuni dei falsi contratti di lavoro sono stati usati da 10 soggetti sottoposti a pene detentive o misure cautelari per ottenere la concessione del beneficio di misure alternative alla detenzione, ovvero l’autorizzazione ad allontanarsi dal luogo degli arresti domiciliari. Infine, i due proprietari delle società e la madre di uno di questi sono risultati datori di lavoro domestico di oltre 60 dipendenti.

Il danno per lo Stato è stimato in circa 500mila euro. Sulla base degli accertamenti eseguiti, sono state effettuate le procedure di rigetto delle istanze volte ad ottenere i permessi di soggiorno ottenuti sulla base di presupposti fraudolenti, nonché quelle di recupero delle somme indebitamente percepite.