La sala d’aspetto della stazione dopo lo scoppio della bomba il 2 agosto 198007
La sala d’aspetto della stazione dopo lo scoppio della bomba il 2 agosto 198007

Bologna, 2 agosto 2016 - Pur a distanza di tanti anni dalla strage del 2 agosto 1980 in cui persero la vita 85 persone, la Procura sta cercando faticosamente di far luce sui tanti misteri che ancora avvolgono il più grave attentato della storia italiana. Fino a poco tempo fa erano due i filoni d’indagine: quello sui mandanti (mai trovati) dei tre neofastisti condannati in via definitiva e quello sulla cosiddetta pista palestinese, cioè lo scenario alternativo che vedrebbe come autori dell’eccidio terroristi internazionali legati al mondo arabo. Qualche tempo fa, però, la Procura ha chiesto l’archiviazione della pista palestinese e il gip l’ha concessa, chiudendo di fatto quell’ambito investigativo, di recente rilanciato però dal giudice Rosario Priore in un libro.

Ora, dunque, gli sforzi del pm Enrico Cieri e della Digos si stanno concentrando sull’altro filone, quello dei mandanti che avrebbero ispirato gli esecutori materiali, ovvero gli ex Nar Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro (condannati all’ergastolo negli anni ’90 e di recente usciti dal carcere) e Luigi Ciavardini, condannato in separata sede a 30 anni perché all’epoca della strage era minorenne.

Nel corso degli ultimi anni, l’Associazione dei familiari delle vittime, assistita dall’avvocato Giuseppe Giampaolo, ha depositato in Procura un corposo esposto, incrementato via via con nuovi documenti relativi ai processi per altri attentati che insanguinarono l’Italia, fra cui la strage di piazza della Loggia Brescia, indicando come pista da seguire quella dell’eversione nera, dei servizi deviati e, soprattutto, quella della P2 e del suo capo Licio Gelli, nel frattempo deceduto. Il presidente dell’associazione Paolo Bolognesi dal palco della stazione l’anno scorso aveva annunciato la scoperta di un conto corrente segreto che potrebbe avere dei collegamenti con il 2 agosto. Il conto era emerso tanti anni fa nelle indagini della Procura di Milano sul crac del Banco Ambrosiano ed evidenziava movimenti di denaro per 14 milioni di euro in favore di destinatari con nomi cifrati. Uno specchietto riassuntivo era stato trovato addosso Gelli e alcuni pagamenti erano stati annotati sotto la voce ‘Bologna’. «La Procura faccia luce su questa vicenda», aveva chiesto Bolognesi.

E la procura non è stata con le mani in mano. Cieri ha infatti ordinato alla Digos di acquisire dai magistrati milanesi tutta la documentazione emersa nell’indagine meneghina: non solo i movimenti del conto, ma anche tutti gli ulteriori accertamenti fatti dagli inquirenti. Ora si stanno esaminando quelle carte e si cercherà di capire a chi andarono quei soldi e perché. Come facilmente intuibile, è un’impresa molto ardua, a tanti anni di distanza.

Sempre in questo filone, inoltre, gli inquirenti stanno aspettando il deposito delle motivazioni della sentenza della Corte di assise di appello di Milano che un anno fa ha condannato Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte per la strage di piazza della Loggia. La lettura della sentenza è ritenuta a Bologna molto importante.