Bologna, 11 gennaio 2019 - I pronto soccorso, in vista dell’atteso picco influenzale, sono sotto la lente d’ingrandimento della Regione e presto i tempi di permanenza nelle strutture non dovranno superare le sei ore. Ieri per le Aziende sanitarie scadevano i termini per rispondere al questionario, inviato dall’assessorato alle Politiche per la salute, diretto da Sergio Venturi, sul monitoraggio delle linee di indirizzo, scritte nel 2017 con l’obiettivo di gestire il sovraffollamento. 

Si registra un boom di ingressi dopo le festività natalizie?

«Sicuramente l’influenza si sta facendo sentire – risponde Licia Petropulacos, direttore generale della direzione generale Cura della persona, salute e welfare – anche se non abbiamo ancora ricevuto tutti i dati. Tuttavia, per Bologna e la provincia, compresa Imola, abbiamo osservato un aumento dell’1,5% nei primi undici mesi dello scorso anno rispetto allo stesso periodo del 2017». 

A quali strutture i cittadini si sono rivolti di più?

«Al Maggiore e nei Pronto soccorso della provincia, ossia Budrio, Bazzano, Porretta, San Giovanni in Persiceto, Vergato, sono stati registrati 220mila accessi, un dato stabile rispetto al 2017, mentre il Sant’Orsola, con 132mila accessi, ha fatto segnare un aumento del 5%, ossia oltre 6mila persone in più».

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Quale lettura si può dare di questo numero?

«Il dato è da incrociare con gli ingressi al Rizzoli, 24mila persone, ma con un 2% in meno. Probabilmente chi proviene dall’area est della città, non trovando più il Pronto soccorso notturno dell’istituto ortopedico, si è diretto al Policlinico».

In vista dei ricoveri dovuti all’influenza è previsto un aumento dei posti letto?

«Sì. In città, dove c’è maggiore sofferenza rispetto alla provincia, sono pronti per essere attivati 55 posti letto, 43 al Sant’Orsola e 12 al Maggiore, dove alcuni sono già stati utilizzati. Sono inseriti in reparti polmone e se sarà necessario si faranno contratti a tempo determinato per infermieri e operatori socio-sanitari».

I lunghi tempi di permanenza nei Pronto soccorso sono uno dei nodi delle strutture di emergenza. Si va verso una riduzione?

«Dal monitoraggio emerge che nell’85% degli accessi nelle strutture d’emergenza dell’Emilia-Romagna non si superano le 6 ore. Questo è un tempo massimo a cui stiamo lavorando, tra l’altro messo a punto con specialisti dell’emergenza a un tavolo ristretto, ma non ancora condiviso con i professionisti delle Aziende. Prossimamente saremo pronti con un documento. Nelle 6 ore devono essere compresi l’arrivo e l’uscita che può sfociare nel ricovero in un reparto, nella permanenza dell’Obi, ossia l’Osservazione breve intensità, o il ritorno a casa».

Un primo bilancio dei questionari?

«C’è stata una buona adesione alla delibera del 2017, anche se ci sono delle criticità: in regione solo il 35% delle strutture ha messo in piedi i protocolli per i pazienti anziani ricoverati nelle Cra (residenze per non autosufficienti), o per i disabili, si tratta di un percorso dedicato che punta a evitare l’ingresso in pronto soccorso, mentre il monitoraggio sui tempi degli esami è stato fatto solo dal 30% delle strutture».