L’insegnante sospesa pronta a dare battaglia in tribunale
L’insegnante sospesa pronta a dare battaglia in tribunale

Bologna, 14 gennaio 2022 - Le carte bollate sono pronte, si tratta di solo di spedirle al tribunale. "La mia è una sospensione ingiusta e soprattutto ingiustificata", osserva l’insegnante. Maria (il nome è di fantasia, ndr) è una docente di ruolo in una scuola dell’area metropolitana rimasta avviluppata nelle maglie di una burocrazia cieca dove la fretta del suo preside le starebbe causando un pesante danno economico - Maria è stata sospesa perché non vaccinata -, ma anche psicologico.

Covid Rimini, morto a 22 anni. "Ma non è colpa del vaccino" - Covid, contagiati alle Seychelles: "Non riusciamo a tornare a Cesena"

La storia. Maria non è vaccinata: ogni due giorni, da settembre a dicembre, come da norma si sottopone al tampone. Il 15 dicembre scatta l’obbligo vaccinale, Maria è a casa in malattia. Il suo preside le manda regolare raccomandata in cui la invita, entro 5 giorni dal ricevimento, a presentare prenotazione vaccinale, vaccinazione avvenuta o guarigione da Covid. Il giorno dopo, Maria ritira la raccomandata e quattro giorni dopo, il 20 dicembre, informa, sempre per raccomandata, che si vaccinerà il 10 gennaio. Fin qui tutto regolare. Durante le vacanze di Natale, il Covid la contagia. Positiva. La guardia medica le firma il certificato di malattia fino al 9 gennaio.

Il 4 gennaio la segreteria batte un colpo; Maria spiega di essere a casa in malattia. Il 10 gennaio la segreteria le chiede il motivo della sua assenza, essendo riprese le lezioni. Semplice: il suo medico le ha prolungato la malattia al 15 gennaio. Poi, l’11 gennaio Maria si sottopone al tampone: positiva. Proprio quel giorno, la botta: in mail la scuola le invia il decreto di sospensione dal lavoro emesso, però, il 22 dicembre. Nella stessa mail, si sottolinea come la raccomandata con la sospensione sia ancora in giacenza, non essendo neppure stata ritirata. "Ma io non ho ricevuto niente di niente", spiega Maria che fa notare come il 22 dicembre fosse "ancora dentro i 20 giorni per potermi vaccinare". Non solo: "In tutti questi giorni, tu scuola mi chiedi documenti, mi fai telefonate e non mi dici della sospensione". Maria ha cercato invano il preside per avere una spiegazione. Nessuna risposta.

"Troppa burocrazia nei controlli e nelle verifiche degli obblighi vaccinali da parte delle istituzioni scolastiche – osserva Serafino Veltri della Uil Scuola –. Non si tiene conto dei diversi casi che si possono presentare: eventuali malattie o quarantene e anche eventuali positività al Covid del personale. La sospensione dal servizio non è cosa da poco, considerando che si lascia il dipendente (docente o ata), senza retribuzione come cita il decreto. Bisogna ponderare con cura le scelte ed entrare nel merito caso per caso; bisogna tornare ad utilizzare meno le lettere e le raccomandate e più il telefono e le parole. Spesso per risolvere casi basta parlarsi, ascoltarsi e rispettarsi. Il decreto e le varie note sono molto chiare: c’è una tempistica da rispettare , sia dalle istituzioni scolastiche che dai dipendenti, diritti e doveri sono sanciti dalla Costituzione e dalle leggi".

Covid, le ultime notizie

Quanto durano quarantena e isolamento, le nuove regole

Green pass da guarigione: come sbloccarlo e avere il nuovo

Green pass per entrare nei negozi: da quando

Covid, i contagi in Romagna: tutti i dati Comune per Comune