di Pierfrancesco Pacoda Ha inventato, insieme con Mauro Malavasi, la via italiana alla disco music, portandola dalle Due Torri in America, ha arrangiato e prodotto tutta la musica nazionale che conta – da Mina a Adriano Celentano, da Laura Pausini a Claudio Baglioni – ed è adesso al lavoro sul nuovo album di Vasco Rossi, cui seguirà il prossimo disco di Eros Ramazzotti, una sua scoperta. Se c’è un volto che, più di tutti, sarebbe perfetto per rappresentare lo spirito ‘musicale’ di Bologna è sicuramente quello di Celso Valli, anti personaggio per eccellenza, schivo e dietro le quinte, ma riferimento obbligato degli ultimi decenni della migliore canzone italiana. Lei ha dimostrato che si può creare grande musica internazionale senza la necessità di emigrare. "Se si ha la fortuna di nascere e vivere a Bologna, non c’è bisogno di...

di Pierfrancesco Pacoda

Ha inventato, insieme con Mauro Malavasi, la via italiana alla disco music, portandola dalle Due Torri in America, ha arrangiato e prodotto tutta la musica nazionale che conta – da Mina a Adriano Celentano, da Laura Pausini a Claudio Baglioni – ed è adesso al lavoro sul nuovo album di Vasco Rossi, cui seguirà il prossimo disco di Eros Ramazzotti, una sua scoperta.

Se c’è un volto che, più di tutti, sarebbe perfetto per rappresentare lo spirito ‘musicale’ di Bologna è sicuramente quello di Celso Valli, anti personaggio per eccellenza, schivo e dietro le quinte, ma riferimento obbligato degli ultimi decenni della migliore canzone italiana.

Lei ha dimostrato che si può creare grande musica internazionale senza la necessità di emigrare.

"Se si ha la fortuna di nascere e vivere a Bologna, non c’è bisogno di cercare un altro luogo per sviluppare la propria carriera nel mondo della musica. Qui, al di là della presenza di ottimi studi di registrazione, c’è quello che più conta. Un panorama umano ricchissimo. Facile trovare colleghi, facile scambiare idee e opinioni con altri musicisti, con altri produttori, tecnici del suono. I più bravi sono tutti qui. Credo che la dimostrazione migliore stia nel fatto che una superstar planetaria come Vasco, che pure potrebbe avere il meglio del mondo, lavori in Fonoprint con me e un team tutto bolognese".

Come è iniziato il suo rapporto artistico con Bologna?

"Devo tutto al Conservatorio, è una vera, importante eccellenza cittadina, ancora a mio avviso poco riconosciuta, che ha avuto un ruolo centrale, tutto ancora da scoprire e raccontare, per lo sviluppo di quello che oggi chiamiamo pop italiano. Nei primi anni ’70 qui fu creata la prima cattedra in Italia di ‘Musica d’Uso’. Provi a immaginare in quegli anni cosa significava far entrare in un tempio della tradizione una simile definizione. Dove si suonava solo Bach e Chopin arrivava il pop. Fu il primo in Italia, un esperimento coraggiosissimo, folle, visionario".

E lei era uno degli allievi?

"Io ero all’inizio l’unico iscritto. Io e il maestro Ettore Ballotta in aula con le chitarre elettriche. Nelle altre sale violini e violoncelli. Lì hanno gravitato Fio Zanotti, Mauro Malavasi, tutti i protagonisti del suono di quella che sarebbe diventata la ‘scuola’ bolognese. E lì ho imparato tutto".

E fuori dalle mura del Conservatorio cosa c’era?

"Una città che offriva concrete occasioni di lavoro a chi voleva fare il musicista. Bologna era piena di sale da ballo e ovunque, anche in quelle che in realtà erano solo un bar, c’era bisogno di gente che sapesse suonare e che facesse ballare. Si iniziava alle 21 e si andava avanti sino alle 2 di notte. Un repertorio infinito: da Wilson Pickett ai Pooh, da Aretha Franklin ai Deep Purple. Dovevi essere in grado di eseguire ogni genere e di far muovere le persone".

Esperienza che le è servita, alla fine degli anni Settanta con la disco music. Su Amazon lei è definito ‘The King of Italian Disco Scene’.

"Sì, per chi aveva lavorato nelle balere era un fatto intuitivo. Il ballo era il nostro mondo. Io, Malavasi e tanti altri, ci siamo avvicinati alla dance con lo spirito del ‘viaggiatore’ Dei bolognesi che raccontavano, da sotto le Due Torri, la loro versione del ‘sogno americano’ in musica. E agli americani questo approccio, è piaciuto molto".

Poi è arrivato Vasco...

"Prima di lui, tanti successi; mi sono affermato per la mia capacità di esaltare il versante melodico, sentimentale, delle canzoni delle quali curavo la produzione. Vasco arrivò da me nel 1990, sino ad allora aveva lavorato solo con il grande, compianto Guido Elmi, proprio per aggiungere un tocco più pop ai suoi brani. Io, dalla prima volta che sono entrato in studio con lui, ero sicuro che non avrebbe funzionato, che mi avrebbe licenziato la stessa sera. Invece venne fuori un pezzo, ’Guarda dove vai’, che ancora mi emoziona profondamente. Così siamo arrivati al nuovo album, che prepariamo in questo periodo in Fonoprint, anticipato dal singolo appena uscito ‘Una canzone d’amore buttata via’. Vasco e io abbiamo scelto di invecchiare insieme. Questo disco dimostrerà che lo stiamo facendo molto bene e che lo potremmo fare solo a Bologna".