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12 giu 2022

Kevin Spagnolo: "Il clarinetto è la mia mente"

12 giu 2022
marco beghelli
Cronaca

di Marco Beghelli

Il cartellone giovanile del Bologna Festival, sotto il titolo lusinghiero di ’Talenti’, s’inserisce quest’anno nel contenitore culturale di Bologna Estate con 5 appuntamenti cameristici. L’avvio è domani sera, nel suggestivo chiostro della basilica di Santo Stefano (ore 21), con la presentazione di un vero talento dell’ultimissima generazione: il clarinettista Kevin Spagnolo, 26 anni, da poco titolare nella Swedish Chamber Orchestra. In programma: Schumann, Brahms, Reinecke, Bernstein e Lutoslawski.

Maestro, un suo autoritratto?

"Padre siciliano e madre tedesca, cresciuto in Toscana, dove ho cominciato a studiare il clarinetto a 8 anni, facendo le prime esperienze nella banda di Quiesa; diploma al conservatorio di Lucca a 17 anni, poi due master a Ginevra, dove a 22 anni ho vinto il prestigioso concorso che ha dato il via alla mia carriera internazionale. Alterno l’attività orchestrale a quella solistica, ed ora ho cominciato anche a insegnare".

Cos’è per lei il clarinetto?

"È la parte più importante della mia vita, un’estensione della mia personalità, fisica e mentale. Non posso stare un giorno senza suonare: vado in astinenza e divento insopportabile! Non è questione di allenamento: è proprio una necessità di esprimermi, anche se nessuno mi sta a sentire mentre studio. Quando si avvicinava ormai la data del Concorso di Ginevra, mi ruppi un polso; per due mesi non potei suonare, ma lo facevo ogni giorno mentalmente, passando ore con la partitura davanti, così che togliendo il gesso il periodo di recupero fu rapidissimo: per il mio cervello, era come se non avessi mai smesso e riuscivo immediatamente a suonare anche brani studiati solo mentalmente".

Domani l’accompagna Simone Rugani.

"È il mio pianista insostituibile. Siamo cresciuti insieme, e già dai tempi del Conservatorio ci dicevamo di voler eseguire in pubblico l’integrale di Brahms per clarinetto e pianoforte. Ma poi proprio gli studi ci hanno separati, io all’estero e lui all’università per laurearsi in matematica, la sua seconda grande passione. Quando ci siamo ritrovati, la sintonia è stata immediata: possiamo provare per ore senza stancarci, finché non sentiamo congiuntamente dentro di noi di aver raggiunto il risultato".

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