La contessa di Batoni al Museo Davia Bargellini

Da venerdì l’opera del ritrattista per eccellenza della Roma settecentesca. Il quadro è in prestito dal Thyssen-Bornemisza di Madrid fino al 7 aprile.

La contessa di Batoni al Museo Davia Bargellini

La contessa di Batoni al Museo Davia Bargellini

È uno sguardo fiero, da donna determinata dalla decisa personalità quello che accoglie i visitatori del Museo Davia Bargellini. È lo sguardo della contessa Maria Benedetta di San Martino, nel ritratto di Pompeo Batoni (1708-1787) che da venerdì (inaugurazione domani alle 17.30) sino al 7 aprile campeggia nelle sale espositive di Strada Maggiore 44, realizzato dal ritrattista per eccellenza della Roma del Settecento. Un artista che godeva dell’ammirazione del giovane Antonio Canova, che ne amava "Il disegnare tenero, grandioso", come scrive nel 1779 nel suo Diario. È la prima volta che un lavoro del pittore lucchese ma romano di adozione arriva a Bologna, grazie a un prestito del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, fortemente voluto da Eva Degl’Innocenti, direttrice del Settore Musei Civici di Bologna, da Massimo Medica, direttore Musei Civici di Arte Antica e da Dolores Delgado Peña, conservatrice di Pittura Antica presso il Museo della capitale spagnola.

L’opera ha una storia avventurosa, passa dalle mani di vari mercanti d’arte, sino a suscitare l’interesse dell’industriale, quando nel 1973 compare un una esposizione a Monaco di Baviera. Viene acquistato dal magnate e finisce al centro dello scalone d’onore della sua residenza nella campagna inglese, successivamente, dopo la vendita della dimora, giunge in Spagna nei primi anni 90 viene acquisito dallo stato. La grande importanza della tela risiede nel fatto che nella vasta produzione pittorica di Batoni sono pochissimi i soggetti femminili, visto che il suo ingegno era richiesto soprattutto dai viaggiatori, specie inglesi, quasi esclusivamente uomini, che, nella sua epoca, compivano il Grand Tour in Italia. Il ritratto della contessa romana è una felice e rara eccezione, segno della casta della donna della quale, ha ricordato la curatrice Dolores Delgado Peña, si hanno pochissime notizie e proprio per questo il suo Museo è impegnato in un lavoro di ricostruzione della sua biografia. Le maggioranza delle persone immortalate dal pittore si trovano sempre accanto a vestigia antiche, per provare che il loro viaggio di formazione era stato compiuto. Per Maria Benedetta di San Martino, che circondata da quei monumenti viveva, Batoni sceglie invece di rifarsi all’episodio narrato da Plinio il Vecchio secondo il quale Cleopatra scioglie la perla di un suo orecchino nell’aceto.

Così sembra fare la donna, che sospende una preziosa perla sopra una coppa, come se fosse del tutto e regalmente indifferente al valore reale degli oggetti del lusso. Per celebrare la presenza nell’opera, il Museo Davia Bargellini ha organizzato un ciclo di visite guidate al quadro, la prima è il 17 febbraio, l’ultima è il 7 aprile in occasione della chiusura. L’ingresso è gratuito. Informazioni su www.museibologna.it/arteantica.

Pierfrancesco Pacoda