La droga ’ordinata’ con una app Sedici a giudizio, cinque patteggiano

Hashish e marijuana arrivavano a domicilio. Gli imputati vanno dai 21 ai 28 anni. Sentenza a dicembre

Un sequestro di marijuana, soldi contanti e materiale per il confezionamento delle dosi fatto. dai carabinieri. (immagine di archivio)
Un sequestro di marijuana, soldi contanti e materiale per il confezionamento delle dosi fatto. dai carabinieri. (immagine di archivio)

Si potevano ordinare pochi grammi ma anche alcuni etti. Bastava un click, un messaggino inviato tramite app che poi si auto-cancellava e al posto di una pizza o di un hamburger, a casa arrivava direttamente droga. Marijuana o hashish. E se non era a domicilio, la ’roba’ veniva lasciata in posti stabiliti e ritenuti sicuri. Per i rivenditori ieri è iniziata la resa dei conti davanti al giudice Nadia Buttelli: sedici giovanissimi – il più grande 28 anni, il più giovane 21 – quasi tutti bolognesi accusati di spaccio di sostanze stupefacenti, cinque dei quali sfiorarono il carcere, richiesta però rigettata dall’allora gip perché arrivata dopo diversi mesi (30) dai fatti contestati.

In cinque, ieri, hanno chiesto di patteggiare (la pena più alta è di 2 anni e 8 mesi), la maggior parte opteranno per il rito abbreviato, i restanti andranno a dibattimento. Dagli avvocati di due imputati, Matteo Murgo e Marco Sciascio, è stata eccepita un’eccezione sull’indeterminatezza del capo di imputazione, chiedendo al pubblico ministero di precisare meglio alcune condotte. Prima del rinvio per la decisione al 12 dicembre, sono state riunite alle altre 14 le due posizioni stralciate in precedenza per un vizio di notifica.

I fatti contestati – sono 23 i capi di imputazione – risalgono al 2018 ed ebbero inizio da un minorenne che, sorpreso con della marijuana pronta da spacciare, rilasciò spontanee dichiarazioni ai carabinieri sulla provenienza e l’acquisto della droga, spalancando il vaso di Pandora sul giro di stupefacenti. Giro gestito da giovanissimi ’imprenditori’, che si chiamavano per soprannome e nelle intercettazioni telefoniche e ambientali parlavano di economia e investimenti in monete virtuali.

Lo strumento preferito per ’ordinare’ la sostanza era Telegram, chat che secondo molti non sarebbe stata mai tracciata dalle forze dell’ordine. Ecco il perché dei messaggini che si cancellavano o, addirittura, di intere conversazioni dove si chiedevano "corde" o addirittura intere "panette". Perché "a Bologna costa meno". Il più ’anziano’ del gruppo venne arrestato lo scorso anno sorpreso a nascondere in un appartamento in provincia 80 chili di hashish, nel 2017 ne aveva stoccati 88, a Parma. Tornando alle imputazioni, in un caso venne piazzata marijuana "non quantificata ma superiore a 100 grammi" per 5mila euro, altri 800 grammi di hashish invece vennero venduti per quasi 3.500 euro.

n.b.