Ci sono le ragazze in minigonna nella Swinging London piena di contraddizioni di fine anni Sessanta, ma anche i soldati sui tetti e il filo spinato che riportano ai tragici giorni dopo il Bloody Sunday. L’occhio è quello del fotoreporter Gian Butturini (scomparso nel 2006) che cristallizzò quella stagione nei suoi scatti. Immagini spontanee, graffianti, che volevano essere fuori dagli stereotipi e che da domani al 30 aprile si potranno vedere nella mostra From London to free Derry, allestita alla Studio Cenacchi di via Santo Stefano 63 (inaugurazione alle 17 sulla pagina Facebook della...

Ci sono le ragazze in minigonna nella Swinging London piena di contraddizioni di fine anni Sessanta, ma anche i soldati sui tetti e il filo spinato che riportano ai tragici giorni dopo il Bloody Sunday. L’occhio è quello del fotoreporter Gian Butturini (scomparso nel 2006) che cristallizzò quella stagione nei suoi scatti. Immagini spontanee, graffianti, che volevano essere fuori dagli stereotipi e che da domani al 30 aprile si potranno vedere nella mostra From London to free Derry, allestita alla Studio Cenacchi di via Santo Stefano 63 (inaugurazione alle 17 sulla pagina Facebook della galleria, con i figli dell’autore Marta e Tiziano Butturini). Curata da Gigliola Foschi e promossa dall’Associazione Gian Butturini, la rassegna propone 30 fotografie dell’eclettico artista bresciano tratte dai libri London by Gian Butturini (1969) e Dall’Irlanda dopo Londonderry (1972), che testimoniava la radicalizzazione del conflitto dell’Irlanda del Nord.

Ma è soprattutto uno scatto nel primo volume a essere diventato un caso in Inghilterra. Nel 2019, una doppia immagine nel libro – ristampato nel 2017 dall’editore bolognese Damiani – che mostrava una donna di colore che vendeva biglietti della metro chiusa dentro un bugigattolo e un gorilla in gabbia – fu accusata di "razzismo conclamato", laddove l’autore, spiega la curatrice Foschi, "voleva suscitare indignazione nei confronti delle condizioni di due esseri viventi entrambi ingiustamente intrappolati e discriminati". Era stato il tweet di una studentessa di colore ad attirare l’attenzione sulla foto, innescando un caso mediatico che finì con le dimissioni, nel 2020, del direttore artistico del Bristol Photo Festival Martin Parr e il ritiro dal mercato della ristampa di London by Gian Butturini, voluta dallo stesso Parr, di cui curò la prefazione.

La vicenda ha incuriosito Jacopo Cenacchi, nella cui galleria si apre la mostra che, scrive Foschi, si pone "in difesa della libertà di parola, immagine, pensiero", contro "una cancel culture che nella liberale Inghilterra ha fatto ritirare dal commercio il libro fotografico e infangato la figura di un uomo che per tutta la vita si era impegnato contro ogni forma di razzismo e di ingiustizia". Ma proprio questo libro cult, "non più diffuso attraverso i normali canali distributivi", ora potrà essere acquistato in galleria o scrivendo ad archiviogianbutturini@gmail.com. La mostra dedicata a Butturini – che per altro, come regista, firmò il documentario Bologna, 10.15 strage –, è arricchita da fumetti situazionisti. Per discutere i tanti temi sollevati, come l’importanza della fotografia di reportage negli anni ’70 e la stagione dei troubles, il 7 aprile alle 21 si terrà una talk in streaming con, fra gli altri, i figli di Butturini, Foschi e Laura De Marco.

Info: fino a Pasqua la mostra sarà online. Se anche dopo il 5 aprile perdureranno le limitazioni dovute al Covid, la galleria sta pensando di riproporla anche a giugno, per visite in presenza.